Archive for Gennaio 2009
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Finanziaria 2009-Avvia l’Impresa in un solo giorno
4 Comments | Posted by Patrizio Gatti in Amministrazione aziendale, Finanziaria
Sarà possibile avviare un’ impresa in un solo giorno: un sogno che diventa realtà con la nuova Legge Finanziaria 2009.
Fino ad oggi, volendo farsi carico personalmente di tutti gli adempimenti necessari alla costituzione di una nuova società, gli sportelli da visitare erano davvero tanti.
Versato in banca il capitale sociale necessario per la costituzione della società presso il notaio, una delle tappe obbligatorie era l’Agenzia delle Entrate per richiedere la partita Iva e il codice fiscale.
Altro passaggio era rappresentato dallo sportello INPS per la registrazione dei lavoratori, poi era la volta dell’ INAIL, per la comunicazione dell’esistenza di dipendenti e di potenziali pericoli legati all’attività. Una vera e propria “impresa”.
Oggi tutto ciò è possibile con un solo viaggio allo sportello del Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, si potrebbe addirittura dire che oggi tutto ciò è possibile con un semplice click.
Per aprire un’ attività è sufficiente presentare al Registro delle Imprese una comunicazione unica valida anche ai fini fiscali, previdenziali ed assicurativi. Unico requisito richiesto è quello di disporre di una firma digitale e avere una casella di Posta elettronica certificata (Pec), che la Camera di Commercio rilascia gratuitamente.
Le Camere di Commercio avranno un ruolo fondamentale in quanto saranno l’ unico ufficio di riferimento che provvederà a smistare tutta la documentazione agli altri enti coinvolti (Inps, Inail, Agenzia delle Entrate). In particolare, sarà Infocamere, l’ufficio informatico delle Camere di Commercio, ad inviare la ricevuta del protocollo e della comunicazione unica all’indirizzo di posta certificato e a gestire i passaggi successivi verso gli altri enti.
Il giorno successivo alla presentazione della comunicazione unica l’ impresa richiedente riceverà un’e-mail che avrà a tutti gli effetti di legge valore per iniziare immediatamente l’attività imprenditoriale. Entro i successivi 7 giorni verranno comunicati all’impresa, tramite invio telematico, gli ulteriori dati definitivi relativi alle posizioni registrate.
Il nuovo sistema, nonostante le inevitabili difficoltà iniziali legate ai nuovi programmi informatici e al coordinamento di più amministrazioni, costituirà un notevole passo in avanti per le imprese.
Snellimento e semplificazione delle procedure, riduzione delle spese e notevole risparmio di tempo. A ciò si aggiunga che avere una situazione giuridica che coincide per tutte le amministrazioni coinvolte eviterà all’ impresa di dover richiedere all’ una o all’ altra rettifiche di dati non coincidenti che possono in qualche caso creare difficoltà all’ attività stessa.
Articolo prelevato da http://planconsulting.it/blog
Ufficio Finanziamenti Agevolati Plan Consulting
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Contro la crisi anche il consolidamento dei debiti
4 Comments | Posted by Patrizio Gatti in Finanziamenti e prestiti, Video-eventi, consulenza aziendale
Lo stato attuale di crisi delle imprese italiane, troppo esposte finanziariamente e dotate di scarsa liquidità, impone la ricerca di nuove soluzioni.
Per esempio ultimamente la Regione Toscana ha stipulato un Protocollo d’ Intesa con alcuni istituti bancari e Fidi Toscana per traghettare le imprese toscane nella direzione del consolidamento dei debiti a breve.
Che cosa si intende esattamente per consolidamento debiti e quali benefici comporta?
Per consolidamento debiti si intende un processo per mezzo del quale l’ impresa ha la possibilità di estinguere tutti i debiti accumulati nel breve periodo sostituendoli con una nuova forma di finanziamento, di solito con banche convenzionate e a tassi agevolati.
Una vera e propria “boccata di ossigeno” per l’ impresa che vede allungarsi notevolmente i tempi di restituzione e diminuire in maniera sensibile l’ importo delle rate.
In effetti spalmando il debito su un arco temporale più lungo si diluisce la rata con notevole beneficio in termini di flussi di cassa.
Consolidare le passività significa anche trasferire il debito da linee a revoca (che per definizione possono essere revocate in qualsiasi momento) in linee a medio termine, che godono del beneficio del termine e dalle quali non può essere chiesto il rientro se non in caso di manifesto stato di insolvenza del debitore.
Il beneficio è palese: minor aleatorietà delle linee, minor dipendenza dalle bizze di un direttore, maggior stabilità finanziaria.
In tali ipotesi va valutata anche l’opzione di agganciare il finanziamento a un tasso fisso anziché variabile, in modo da definire il costo della linea e l’incidenza in termini di flusso negativo in ogni periodo da qui alla scadenza del prestito.
A cura di Dott.ssa Gervasi Alessandra
Ufficio finanziamenti agevolati Plan Consulting
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L’azienda ,il capitale di struttura e il capitale intellettuale
1 commento | Posted by Patrizio Gatti in Capitale intellettuale, consulenza aziendale
Siamo giunti all’ultima parte del quarto articolo consecutivo sul capitale umano e intellettuale come puoi vedere dagli articoli correlati :
Capitale Intellettuale e capitale Umano nell’azienda
Che cosa è il capitale intellettuale? E a cosa serve?
L’azienda e il Capitale Relazionale
E’ misurabile la soddisfazione del cliente? E’ capace di creare valore aggiunto? E in quali proporzioni?
Sì, è possibile misurare il capitale intellettuale esterno o del cliente.
In più, è possibile anche valutare e contabilizzare il rapporto tra acquisizione di nuovi clienti procurato autonomamente da immagine aziendale e dal “passaparola” tra clienti.
L’impresa deve compiere tutte quelle azioni che le permettano di conoscere cosa pensa il proprio cliente ed analizzare questo rapporto attraverso indicatori che ne rispecchiano l’andamento. Pertanto, indicatori quali i reclami presentati, la propensione dei clienti al riacquisto del prodotto/servizio, la percentuale di fatturato derivante dai clienti storici e nuovi sono segnali di quanto il nostro lavoro è apprezzato e ripagato non soltanto in termini monetari, quanto in termini di fidelizzazione.
La soddisfazione del cliente è la categoria più importante, ma non l’unica per redigere un bilancio sui beni intangibili esterni.
Il rapporto coi fornitori è essenziale, al pari di quello del cliente, alla creazione del valore aziendale, così come per tutte quelle attività concesse in outsourcing.
Avere relazioni con gli stakeholders produce dunque un dato di fatto: occorre valorizzare i rapporti e per arrivare all’implementazione di un sistema valido basato su dati oggettivi è necessario comprendere il proprio modo di conoscere l’esterno sia dal punto di vista sociale che, nel nostro caso, in termini di valore aggiunto.
Alcuni indici possono così sintetizzarsi:
” Indice dell’immagine esterna
” Fatturato medio per cliente
” Indice della customer satisfaction
” Indice dei reclami risolti / in essere
” Propensione dei clienti al riacquisto (fidelizzazione)
” Investimento medio per l’acquisizione di nuovi clienti
” Investimento medio per il mantenimento dei clienti consolidati
” Numero nuovi clienti acquisiti
” Crescita del fatturato da nuovi clienti
” Fatturato da principali clienti
” Fatturato da clienti fedeli
” Percentuale di risposte a comunicazioni del cliente entro i tempi promessi
IL CAPITALE DI STRUTTURA
Che cosa è il capitale di struttura?
Alla fine di ogni giorno, nel momento in cui ogni singolo lavoratore lascia il posto per tornare alla propria abitazione, l’azienda custodisce una parte di capitale non visibile. Il capitale strutturale di un’azienda rappresenta in altri termini il valore della conoscenza ed il modo di utilizzarla nei propri processi interni.
Database, procedure, tecnologie, progetti, brevetti, marchi, pubblicazioni ed invenzioni sono capitali che possono rendere comprensibile il valore aggiunto nella crescita e nel rinnovamento dell’azienda, dell’efficienza, della solidità e nella capacità di creare valore.
Il valore di un nuovo servizio o un nuovo prodotto ad esempio può essere misurato confrontandolo con la sua percentuale sul totale fatturato.
Pertanto, indici significativi della misurazione del valore aggiunto riferibile al capitale strutturale possono perciò così riassumersi:
” Percentuale fatturato derivante da nuovi progetti / servizi / prodotti
” Spese di Ricerca e sviluppo in rapporto al fatturato
” Numero di procedure / progetti avviati
” Contratti stipulati
” Indice investimenti netti
” Nuovi marchi e brevetti
” Costo dipendenti per tipologia di contratto
” Tempo impiegato, in rapporto con il benchmark, nelle fasi di ideazione, progettazione e sviluppo per immettere sul mercato nuovi prodotti/servizi
” Turnover del capitale d’esercizio
” Rapporto fra costi di vendita, generali e amministrativi e fatturato (benchmark)
” Range delle dimensioni degli ordini
” Percentuale di consegne effettuate entro i tempi promessi
” Percentuale di risposte a comunicazioni del cliente entro i tempi promessi
Il capitale intellettuale considerato nella sua interezza è uno strumento, in più oltre al documento di bilancio, per ottenere maggiori e più complete informazioni sulla qualità e sulla valorizzazione dei prodotti / servizi offerti da un’azienda.
Un’impresa che conosce il proprio interno e sa valorizzare le proprie risorse tangibili ed intangibili con molta probabilita’ ha una marcia in più rispetto alle altre imprese che verificano la propria produttività solo ed esclusivamente in termini economici e finanziari.
Questo strumento permette pertanto di verificare l’efficienza, la produttivita’, nonche’ la crescita ed il rinnovamento e soprattutto la stabilita’, in campi eterogenei che vanno dall’analisi dei processi, all’analisi del fattore umano, del fattore finanziario e del fattore relazionale.
Tanto più, e’ probabile che, il capitale intellettuale, e soprattutto quello umano, può diventare un utilissimo strumento in tutte quelle imprese che hanno intenzione o avranno intenzione di implementare sistemi di qualità improntati sulla valorizzazione umana quali la SA 8000.
(Fonti: L. Edvinsson, “Knowledge Sharing Excercise (luglio 2001), in J.H. Daum, Intangibile Assets and Value Creation, John Wiley & sons Ltd, 2003.-M. Monteleone – Ricerca area pianificazione e controllo di Isvor Fiat.)
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ciao Patrizio
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L’Azienda e il capitale Relazionale
2 Comments | Posted by Patrizio Gatti in Capitale intellettuale, consulenza aziendale
Rimanendo in tema di Capitale umano e capitale intellettuale come già nei precedenti articoli
Capitale Intellettuale e capitale Umano nell’azienda
Che cosa è il capitale intellettuale? E a cosa serve?
continuo con un ulteriore spunto sul capitale immateriale e cosa rappresenta il capitale relazionale sempre prendendo come fonte di suggerimenti ( L. Edvinsson, “Knowledge Sharing Excercise (luglio 2001), in J.H. Daum, Intangibile Assets and Value Creation, John Wiley & sons Ltd, 2003.-M. Monteleone – Ricerca area pianificazione e controllo di Isvor Fiat)
Il capitale esterno è rappresentato dalle relazioni con i clienti e i fornitori, dall’immagine e dalla reputazione dell’azienda.
Il cliente è il valore più importante che possiede un’azienda.
La gestione delle relazioni con il cliente include il complesso insieme di attività strategiche, il cui scopo principale è quello di aumentare la redditività dell’azienda, attraverso il miglioramento costante dei rapporti con i clienti.
In che modo è possibile migliorare questo rapporto?
Comunicazione è la parola chiave, sia in entrata che in uscita.
Il cliente deve essere considerato come un individuo specifico con interessi e necessità particolari. Un orientamento strategico in cui si privilegia cosa pensa il cliente è uno strumento cardine del successo delle politiche aziendali.
Il cliente è lo spettatore critico finale di un processo.
Poniamoci nei panni di uno spettatore che vede la prima visione di un film reclamizzato e sponsorizzato da mesi, con un cast internazionale di primo piano ed una trama sulla carta coinvolgente.
Prima di entrare nella sala cinematografica, io spettatore, ho notato che il regista X ha diretto parecchi film di grande successo, l’attore Y ha vinto due Oscar e che il film narra un argomento di mio interesse. Ho perciò un’immagine del film che rispecchia il massimo della mia soddisfazione.
Al termine della proiezione, il film risulta essere un B-movie, con un cast poco valorizzato ed una trama insufficiente.
Uscendo dal cinema, incontro l’amico Z che mi chiede se il film era interessante. Cosa gli dico?
Ecco, la domanda che permette di comprendere il reale valore di un giudizio esterno.
Cosa dico io ad un altro potenziale cliente della società X se non sono soddisfatto?
Il successo di un prodotto/servizio è soprattutto la soddisfazione del cliente.
E tu cosa ne pensi?
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Energia -Sviluppo Sostenibile e incentivi
1 commento | Posted by Patrizio Gatti in Finanziamenti e prestiti, fotovoltaico
Voglio riprendere ancora con un breve articolo quanto già iniziato nel precedente
“Fotovoltaico, diamo un’occhiata alle agevolazioni”
Solo da alcuni anni si è iniziato a parlare si Sviluppo Sostenibile, ma cosa si intende esattamente per Sviluppo Sostenibile e soprattutto come siamo arrivati a questo concetto?
Per migliaia di anni l’ uomo ha dovuto modificare l’ ambiente circostante per creare uno spazio adeguato in cui vivere, quella che potremmo definire una correlazione inversa tra l’ uomo e l’ ambiente naturale. Solo nella seconda metà del novecento con l’ emergere dei gravi fenomeni di inquinamento globale come l’ effetto serra e il buco dell’ ozono, e la scarsità delle risorse si è arrivati al concetto di Sviluppo Sostenibile.
Il mondo è cambiato, le esigenze dell’ uomo sono cambiate e anche il concetto di sviluppo è cambiato.
Lo Sviluppo Sostenibile è “uno sviluppo che risponde alle esigenze del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie”. Non si tratta come molti credono, di una negazione della crescita bensì di una crescita economica rispettosa dei limiti ambientali.
Da qui la necessità di sviluppare fonti di energia rinnovabili. Investire in energie alternative è diventata oggi una necessità non solo perché le fonti tradizionali, petrolio, carbone ecc, sono in via di esaurimento ma soprattutto perché l’ inquinamento che deriva dalla loro combustione sta rovinando il pianeta, rendendolo invivibile.
Il perché utilizzare le fonti rinnovabili è molto semplice.
Le fonti rinnovabili per loro caratteristica intrinseca sono inesauribili, non inquinano, fanno risparmiare e per di più attualmente sono incentivate in varie forme sia dallo Stato che dagli enti locali.
L’ Italia si sta muovendo in questa direzione solo in questi ultimi anni e si trova indietro rispetto ad altri paesi europei che hanno colto il problema molto prima.
Tale ritardo è stato provocato dal generale disinteresse della politica italiana nei confronti delle fonti rinnovabili e dello sviluppo sostenibile, che non ha sviluppato adeguati meccanismi di incentivazione. Basti pensare che l’ Italia che è definita il “Paese del sole” nello sfruttamento dell’ energia solare si vede superata da paesi che si trovano più a nord con un’ insolazione nettamente inferiore come ad esempio Germania e Svezia che hanno fatto del risparmio energetico un cavallo di battaglia grazie soprattutto ad una politica di forti incentivi.
A cura di Dott.ssa Alessandra Gervasi
Ufficio Finanziamenti agevolati Plan Consulting
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Impianti fotovoltaici a costo zero…Scopriamo la verità!!!
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Fotovoltaico, diamo un’occhiata alle agevolazioni
2 Comments | Posted by Patrizio Gatti in Finanziamenti e prestiti, fotovoltaico
Tra le fonti di energia rinnovabili quella solare è indubbiamente la più importante e su cui si concentra maggiormente la ricerca.
Ciò e dovuto al fatto che trasformare l’ energia solare in energia elettrica e calore è estremamente vantaggioso in termini sociali, ambientali ed economici.
L’ energia solare fotovoltaica è una fonte inesauribile di energia pulita, completamente gratuita che permette di produrre elettricità secondo le proprie esigenze con costi di manutenzione minimi e soprattutto un impatto ambientale quasi nullo.
Unico svantaggio è il costo iniziale che ricade completamente sul consumatore finale. Fortunatamente i governi più avveduti, a seguito degli accordi di Kyoto, hanno legiferato a favore dello sviluppo del fotovoltaico compensando con incentivazioni gli svantaggi iniziali.
In Italia periodicamente vengono emessi bandi a livello regionale, provinciale o comunale che danno la possibilità di finanziare il 20-30% dell’ investimento con contributi a fondo perduto. A livello statale il sistema di incentivazione è il Conto Energia.
Si tratta di un sistema di incentivazione alla produzione di energia elettrica che se immessa nella rete nazionale viene retribuita o, se autoconsumata , viene scalata dalla propria bolletta conseguendo un guadagno pari alla differenza tra costo al dettaglio del KWh e quello all’ingrosso.
Non meno importanti sono gli incentivi derivanti dalla Finanziaria 2008 che prevede una detrazione del 55% ripartibile in 3 anni dei costi sostenuti per il fotovoltaico e i benefici derivanti dall’ applicazione di un’ IVA agevolata del 10% anziché del 20% per gli impianti solari termici.
A cura di Dott.ssa Gervasi Alessandra
Ufficio finanziamenti agevolati Plan Consulting
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Capitale Intellettuale e capitale Umano nell’azienda
3 Comments | Posted by Patrizio Gatti in Amministrazione aziendale, Finanziamenti e prestiti, controllo di gestione, crescita personale
“Un’azienda è più forte se ciò che la tiene unita è l’amore piuttosto che la paura…Se i dipendenti sono al primo posto , sono felici”
Herb Kelleher ,cofondatore di Southwest Airlines
( frase prelevata dal libro di Timothy Ferriss “ 4 Ore alla Settimana”)
Riprendo l’articolo precedente per continuare quanto già iniziato a scrivere
ciao e Buona lettura .
La capacità professionale deve essere riconosciuta ed incentivata, sia in termini di valorizzazione che di retribuzione e responsabilizzazione.
La perdita della risorsa professionale comporta tre tipi di costo intangibile:
* la difficoltà di sostituzione
* il tempo di acquisizione
* il tempo per lo sviluppo delle competenze della risorsa subentrante (eventuale)
Vediamo un altro esempio: il soggetto A propone progetti innovativi al proprio superiore il quale li accetta, ma non gratifica il dipendente. A non si sente apprezzato, comincia a perdere il senso di appartenenza alla società, pensa che il suo lavoro è sì accolto, ma non riceve incentivi che in altri luoghi sono dispensati.
Il risultato è che A si trasferisce in un’altra azienda e ricopre un ruolo più qualificante e retribuito. La società X si troverà dunque a dover fare fronte al costo di sostituzione del dipendente uscente ed al costo di tempo per trovare un altro soggetto con le stesse caratteristiche. A queste tipologie di costi se ne aggiunge un’altra eventuale, ovvero il caso in cui la risorsa subentrante non abbia le caratteristiche del soggetto A e si impieghino risorse aggiuntive per l’addestramento.
Riflesso della situazione esposta è un rallentamento della crescita in termini di competenza e sviluppo delle attività (carattere intellettuale), ma anche e soprattutto un rallentamento della produzione (carattere materiale).
Il capitale umano presente in un’azienda ha un valore invisibile, ma rappresenta l’innovazione e la crescita.
E’ da notare che il capitale umano è uno dei principali motivi per cui i clienti si rivolgono a quella azienda e non a un suo concorrente.
Tornando all’esempio, si può dire infatti che il soggetto A, oltre a sviluppare progetti, era anche un buon comunicatore. La sua perdita pertanto aggiunge ai costi già descritti, un’altra tipologia: l’insoddisfazione del cliente. Infatti, può anche verificarsi l’ipotesi di un’evaporazione dei clienti al concorrente che gratifica il neo assunto soggetto A.
Quindi le domande che ci si dovrebbe porre nel momento della valutazione sono:
Quella risorsa ha creato un valore aggiunto all’azienda?
E se sì, la gratifico e la incentivo?
Dal punto di vista più strettamente tecnico è possibile misurare il capitale umano tramite determinati indicatori quali ad esempio:
Indicatori di stabilità in azienda:
Età media del personale, attraverso la quale comprendere il grado di esperienza e di rinnovamento delle competenze interne
* Flusso di ricambio del personale, al fine di verificare i motivi della mobilità
* Percentuale neo assunti in un arco temporale di uno o due anni.
* Soddisfazione del dipendente
* Numero dipendenti per categoria
* Costo medio dell’azienda per categoria
Indicatori di competenza:
Numero medio di anni di esperienza dei dipendenti per settore di produzione
* Numero medio di anni di anzianità aziendale del personale per area funzionale
* Percentuale dei dipendenti esperti e loro età media e numero medio di anni di anzianità
* Percentuale dei dipendenti con meno di due anni di esperienza
Indicatori di efficienza:
Valore aggiunto per ogni singola persona (management, staff, line)
Indicatori di crescita:
* Percentuale dipendenti con diploma di laurea
* Numero curriculum vitae gestiti nelle selezioni
* Percentuale di fatturato investita in “knowledge” ovvero in formazione
* Investimento pro capite in formazione
* Competenze del management
* Percentuale media di anzianità del management e del personale
(Fonti: L. Edvinsson, “Knowledge Sharing Excercise (luglio 2001), in J.H. Daum, Intangibile Assets and Value Creation, John Wiley & sons Ltd, 2003.-M. Monteleone – Ricerca area pianificazione e controllo di Isvor Fiat.)
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Accedere ai bandi per la finanza agevolata??? Vincoli di bilancio per le aziende
0 Comments | Posted by Patrizio Gatti in Amministrazione aziendale, Finanziamenti e prestiti, controllo di gestione
Vincoli di bilancio più rigidi
Negli ultimi anni per poter accedere ad alcuni bandi pubblici è necessario soddisfare condizioni che attestino non solo l’ ammissibilità alle agevolazioni ma anche la validità economica e finanziaria del programma di investimento.Tra queste riveste un ruolo fondamentale la capacità di rimborso del soggetto beneficiario. In particolare per le imprese costituite da oltre 18 mesi dalla data della presentazione della domanda dovranno essere soddisfatti due parametri fondamentali:
- il rapporto tra patrimonio netto e totale dell’ attivo non può risultare inferiore al 5%;
- il rapporto tra oneri finanziari e fatturato non può risultare superiore al 5%.
Si tratta di vincoli stringenti che se da un lato sono necessari per valutare la capacità dell’ impresa di far fronte alle scadenze , dall’ altro limitano l’ ammissibilità ai finanziamenti a quelle imprese che presentano bilanci non opportunamente pianificati.
Vorrei riportare un caso concreto che mi è capitato recentemente.
Nel valutare le condizioni di ammissibilità di un’ impresa ad un bando pubblico mi sono accorta che uno dei vincoli di bilancio non era soddisfatto.
Nonostante ciò al momento della presentazione della domanda l’ impresa, grazie ad un ingente apporto dei soci, aveva liquidità sufficiente a rimborsare le rate.
Non è stato possibile presentare la domanda e l’ impresa ha dovuto rinunciare alla possibilità di ottenere un finanziamento agevolato.
A volte quindi capita che per colpa di un bilancio non correttamente ed opportunamente pianificato l’ impresa debba rinunciare a importanti opportunità fornite dalla finanza agevolata che le consentirebbero di ottenere risorse a condizioni più vantaggiose di quelle ottenibili sul mercato.
Da qui l’ importanza della pianificazione aziendale per una corretta allocazione delle risorse.
A cura di Dott.ssa Alessandra Gervasi
Ufficio finanziamenti agevolati Plan Consulting
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Che cosa è il capitale intellettuale? E a cosa serve?
2 Comments | Posted by Patrizio Gatti in consulenza aziendale, controllo di gestione
Che cosa è il capitale intellettuale? E a cosa serve?
Alla prima questione, si può rispondere che il capitale intellettuale non è altro che un valore intangibile ed invisibile.
Alla seconda questione si risponde che serve alle imprese, alle organizzazioni e agli enti pubblici per crescere bene ed ottenere un profitto più qualitativo.
Intellectual Capital, secondo L. Edvinsson ( “Knowledge Sharing Excercise (luglio 2001), in J.H. Daum, Intangibile Assets and Value Creation, John Wiley & sons Ltd, 2003) indica un concetto totale di conoscenza basato su relazioni e competenze con lo scopo di crescere e creare valore.
Questo aspetto è al centro di un vivace dibattito economico in quanto abbraccia la sfera dei nuovi principi contabili internazionali (IAS), i bilanci e l’impatto sull’intera governance aziendale.
In Italia, sembrerebbe che il capitale intellettuale non è stato ancora del tutto valorizzato: solo alcune le imprese sono precorritrici di questo strumento innovativo.
Queste imprese valorizzano il capitale intellettuale in quanto comprendono meglio il valore occulto che è capace di attribuire alla loro attività: infatti a causa dei frequenti flussi di ricambio queste imprese si rendono conto del suo valore nel momento in cui non è più presente al loro interno.
Allora, come è possibile valorizzare il capitale intellettuale?
Il primo passo è fare il censimento del capitale immateriale ed associare ad esso una serie di indicatori di efficienza, di stabilità, d’innovazione, di crescita, di esperienza e competenza.
Il secondo passo sarà quello di far crescere il capitale attraverso la formazione del personale, la ricerca e lo sviluppo.
Al fine di valutare e valorizzare il capitale intellettuale è necessario suddividerlo in 3 gruppi:
1. capitale umano (abilità, esperienza, senso di appartenenza, valori, capacità di adattarsi al nuovo e creatività)
2. capitale di struttura (tecnologia, invenzioni, pubblicazioni e processi interni tutelati da diritti di proprietà)
3. capitale esterno o del cliente
In sostanza per riconoscere se il capitale intellettuale è davvero un valore aggiunto dobbiamo porci 3 domande
1.Il cliente ha sufficienti informazioni per apprezzare questa differenza di valore fra la nostra offerta e quella della concorrenza?
2.il concorrente o chi vi attribuisce valore può essere disposto a pagare per entrarne in possesso?
3.il capitale intellettuale presente nell’azienda possiede caratteristiche misurabili, adeguate, attendibili, tali da contribuire a creare differenze di valore fra la nostra offerta di prodotti/servizi e quelli della concorrenza
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La crisi economica!! Ancora alcune cause ed effetto
0 Comments | Posted by Patrizio Gatti in crescita finanziaria, ebook, miglioramento personale, pianificazione aziendale
Ripropongo un articolo di Patrizio Messina tratto dal Blog www.giacomobruno.it , perchè trovo che le sue analisi siano veramente interessanti
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Cause ed effetto della crisi economica
Il grande deficit pubblico già presente prima degli avvenimenti citati era stato creato per via delle cattive abitudini dei cittadini islandesi di creare debiti su debiti. Pensate che qua tutti indistintamente possiedono carte di credito, anche i ragazzini!!!
Comprano automobili di grossissima cilindrata, case enormi, vestiti sempre firmatissimi e molto altro che ha portato la gente a chiedere sempre prestiti ed ad usare le carte revolving (rateali) che infine hanno acceso la miccia che ha fatto esplodere il tutto.
Tutto questo è il motivo per cui dedico un intero capitolo di “Autoconsulenza Finanziaria” alla risoluzione dei debiti e li definisco come catastrofe dilagante.
Chi ha letto il mio libro probabilmente ricorderà che nel capitolo 3, quando illustravo la cadenza dei cicli economici nella storia, avevo posto la fine dell’attuale ciclo fra la fine del 2008 ed i primi 3 mesi del 2009…
Rimango sempre della mia idea, ormai si vede che siamo verso il fondo della crisi.
Ci saranno sicuramente altri ribassi ma fra qualche mese ripartirà la salita delle quotazioni, o al più rimarrà basso qualche mese in trend laterale e poi ripartirà.
Tuttavia questo non significa che il pericolo è finito, anzi, ci sono un po’ di nazioni che sono a rischio “Argentina” e alcuni presenti addirittura all’interno della stessa UE. Fortunatamente l’Italia al contrario di quello che pensano in molti, non è messa male ed è l’unica nazione in cui la liquidità immessa nel mercato dal governo (i famosi 10 miliardi di €) non sono stati richiesti da nessuna banca (che però dicevano di avere problemi…).
Per farvi un idea delle nazioni che potrebbero avere problemi, considerate quelle che hanno puntato quasi tutto sullo sviluppo edilizio e sul turismo…
Il problema che ci dobbiamo porre è: anche se la borsa comincia a risalire fra qualche mese, siamo veramente alla fine del tunnel?
Qua ovviamente mi dovrei lanciare a fare l’indovino, tuttavia si possono fare delle previsioni su dei dati di fatto e delle plausibili cause ed effetto che potrebbero derivarne.
Intanto questa crisi sta lasciando dei grossi debiti alle persone per via dei mutui oltre al fatto che la recessione che ne sta derivando sta distruggendo molti posti di lavoro in tutto il mondo. Anche se fra qualche mese riparte l’economia, la ricostruzione dei posti di lavoro non è immediata ma potrebbe richiedere moltissimo tempo, ed in alcuni casi i danni sono irrimediabili.
Questo cosa comporta?
Comporta probabilmente un utilizzo forzato da parte di chi ha perso il lavoro o ha avuto una riduzione di reddito di finanziamenti e prestiti per poter comprare le cose che si è abituati a comprare oppure per i beni di prima necessità. Se a questo aggiungiamo la cattiva abitudine di utilizzare questo strumento anche per chi non ha problemi economici oppure di chi cerca di tenere un tenore di vita superiore alle proprie capacità, si può già prevedere che ad un certo punto, come è successo con i mutui, anche in questo caso inizieranno a “saltare” i primi beneficiari.
Considerate che anche questi tipi di prestiti sono coperti da obbligazioni che le banche piazzano ai risparmiatori per la copertura degli stessi…Il mancato rientro dei capitali da parte delle banche potrebbe causare una seconda crisi che possiamo definire come quella delle carte di credito e dei prestiti.
In questo caso non posso prevedere quando essa si scatenerà, potrebbe essere entro un anno oppure fra 10, ma se mi devo lanciare in una previsione direi che c’e la possiamo aspettare dai 3 ai 5 anni dopo la fine dell’attuale. Insomma penso che l’economia e quindi le borse ripartiranno salendo verso dei nuovi massimi, ma poi precipiterà per una nuova crisi.
E’ tutto? No!
Questo tipo di crisi avrebbe una ripercussione differente rispetto a quella dei mutui. Infatti gli oggetti acquistati con carte revolving o prestiti non sono come gli immobili ma sono oggetti spesso non pignorabili (tipo le vacanze o l’abbigliamento) o a forte svalutazione (elettronica) etc.
Molti di questi prodotti sono considerabili superflui, al contrario degli immobili, quindi la gente che non potrà più accedere al prestito taglierà semplicemente le spese causando un altra grossa crisi.
La terza sarà quella del prestito aziendale che, a causa della contrazione di consumi, non potranno più ritornare i capitali o i corporate bonds emessi dalle aziende stesse creando un altro ammanco economico alle banche nonché un altro esubero di lavoratori.
Questa crisi penso che potrebbe verificarsi entro massimo 2 anni dalla fine della seconda; potrebbe essere anche perfettamente consecutiva è considerabile come un’unica grande crisi anche più grande dell’attuale.
Con questo articolo spero di aver chiarito le idee a molte persone che magari non avevano ben capito il motivo dell’attuale crisi. Ho fatto anche delle considerazioni personali ed ho fatto il punto sull’economia islandese in quanto la possiamo considerare un po’ come un laboratorio economico per vedere quali sono gli effetti delle cattive abitudini nell’economia di una nazione.
Un abbraccio dall’estremo Nord,
A Cura di Patrizio Messina,
Autore di “Autoconsulenza Finanziaria
Articolo pubblicato sul blog di Bruno Editore www.giacomobruno.it



















