Un guest post di Walter Romani
Un Questo articolo prende spunto da alcune mail che ho ricevuto in risposta al precedente articolo: “Tempo di crisi. Perché non approfittare?”
Alcuni amici mi hanno infatti chiesto se potesse essere il momento giusto per gettarsi nel trading on-line? La mia risposta è: “Perché no?”
Tuttavia vorrei precisare che ogni momento può essere quello giusto per giocare in borsa se lo si sa fare? Con la giusta guida si può imparare a guadagnare sia quando la borsa sale che quando scende. A tale scopo vi consiglio di fornirvi di qualche buona guida. (Ad es. “Scalping Intraday” del mio amico Guido Di Domenico, “Trading on line & opzioni” di Torcicoda & Capitanio, e altri interessanti titoli che potrete trovare alla voce “borsa” nel sito di Bruno Editore.
Un consiglio che vi do è però quello di provare a giocare per un po’ con i soldi del monopoli e stare a vedere come va. Quando i vostri risultati virtuali vi cominceranno a soddisfare potete metterci un po’ di soldi veri.
Da ex promotore finanziario consiglio altresì caldamente di non investire mai tutti i propri risparmi nel trading on-line.
Una gestione saggia delle proprie risorse finanziarie è quella in cui in tale quota non supera il 10%, 20% se siete spericolati.
Anche se avete pochi risparmi non vi consiglio di investirli tutti in una direzione. Se non ci si abitua a pensare seriamente al proprio futuro già quando si dispone di piccole somme non lo si farà mai. Il grosso del proprio risparmio va nel cosiddetto “security bucket” (il secchio della sicurezza).
Purtroppo il termine giocare in borsa tradisce un aspetto peculiare di questo tipo di attività. Il termine “gioco” richiama un po’ l’accanimento che alcuni mettono in altre attività come il gioco d’azzardo, il videopoker, il lotto, ecc…
Per riuscire bene in questo tipo di attività occorre acquisire quel distacco proprio del professionista. L’emotività, conseguenza spesso dell’inesperienza, in questo ambito non è permessa. Ma conoscendo le giuste tecniche si può operare con successo con azioni, opzioni e altri titoli derivati.
Tuttavia le sorprese che hanno causato la recente caduta dei mercati finanziari (la caduta di banche che si pensavano solidissime) confermano non solo l’ampia imprevedibilità di questi, ma anche l’esistenza di certe crepe nel sistema di quei controlli che si ritenevano infallibili.
Consiglio quindi di procedere con cautela e lavorare a lungo e con passione allo scopo di acquisire l’esperienza necessaria per riuscire a valutare ogni singola operazione in modo autonomo piuttosto che affidarsi esclusivamente alla “dritta” dell’amico di turno.
Nel prossimo articolo parleremo invece di cosa si potrebbe fare dal punto di vista imprenditoriale per sfruttare questo momento di crisi.
A Cura di Valter Romani,
Autore di “Scacco alle Bugie” e “Da Grande Sarò Ricco”
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L’articolo tratto dal blog di Bruno Editore www.giacomobruno.it
Un Guest post di Giovanni Romano
La politica monetaria di un paese, o di una comunità di stati, è completamente gestita dalle banche centrali. Le banche centrali hanno due poteri fondamentali, poteri che possiedono un gran peso macroeconomico, e che influenzano le interazioni e le interdipendenze tra i mercati (intermarket analysis). I due poteri di cui le banche centrali dispongono sono: variare il tasso di riferimento e stampare nuova moneta. A questo punto siamo di fronte a dei parametri che sono in grado di influenzare l’intero apparato economico e finanziario di un sistema sociale.
Lo scopo delle politiche monetarie è raggiungere l’equilibrio tra la domanda e l’offerta di moneta.
La domanda di moneta è influenzata dal reddito (y) degli operatori sociali, unico parametro non controllabile dalle banche centrali, e dai tassi di interesse (i), mentre l’offerta di moneta (m) dipende dalla quantità di nuovo denaro immessa nel mercato, infatti ogni qual volta si stampa nuovo denaro la banca lo inserisce nel sistema acquistando titoli nel mercato finanziario (al contrario il ritiro di denaro dal sistema lo si effettua liquidando gli stessi titoli che la banca centrale possiede in portafoglio).
L’equilibrio si raggiunge perciò “giocando” correttamente con tassi e offerta monetaria. Un aumento dei tassi necessita una riduzione dell’offerta monetaria per avere l’equilibrio del sistema, mentre una diminuzione dei tassi necessità l’aumento dell’offerta monetaria.
Su questo itinerario è semplice confondersi, ed intuire che un aumento dei tassi provochi deflazione, mentre una riduzione dei tassi provochi inflazione. In realtà non è proprio così, infatti è esattamente il contrario, e la spiegazione di ciò è che le politiche monetarie della banca centrale (causa) non si manifestano istantaneamente sul sistema, ma il loro effetto è riscontrabile solo retroattivamente ed in maniera del tutto ritardata. Infatti se ci pensate noi in questo momento ci troviamo in un periodo di deflazione profonda, ed i tassi sono ai minimi storici.
Ma l’effetto deflazione è stato provocato dalla politica delle banche dell’estate scorsa, quando i tassi erano alle stelle ed il ritiro di denaro è stato notevole. Ora per vedere gli effetti di questa nuova politica a tassi ridottissimi ci vorrà più o meno la fine del 2009. Mi trovo perciò perfettamente d’accordo con l’opinione del governatore federale della FED, Jaffrey Lacker, secondo cui il tramonto del 2009 segnerà la fine della recessione e l’inizio della ripresa. Anche se non condivido la bizzarra politica dei tassi, a mio avviso troppo ridotti, si parla di una riduzione eccessiva fino a 0-0,25%, e che affatica il mercato dei corporate bond e treasury bond (fonte di finanziamento primaria delle imprese pubbliche e private).
Comunque per approfondire l’argomento ho scritto un esaustivo articolo per trend-online.com (sito collaboratore di yahoo finanza) e vi invio il link, http://www.trend-online.com/?stran=izbira&p=prp&id=212480 .
Si tratta di un’analisi macroeconomica che troverete di certo utile per farvi un buon quadro generale della situazione economica internazionale.
A Cura di Giovanni Romano,
Autore di “Il Professionista delle Opzioni”
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