“Le banche italiane – lo dimostra l’ultima tornata di trimestrali – continuano a macinare utili. Inossidabili nonostante la crisi finanziaria.” (Fonte www.libero-news.it)
Grazie a cosa? Grazie anche al Ministro del Tesoro arrivato giusto in tempo con i Tremonti bond a dare loro un po’ di ossigeno.

E per le piccole imprese ???
Con l’estendersi della recessione dei consumi, molte piccole imprese artigianali e commerciali sono in crisi di liquidita’, ma almeno per chi dimostra delle potenzialita’ future, e’ opportuno cercare di ristrutturare il debito verso forme di finanziamenti a medio-lungo termine per riavere un pò di respiro.
Basta guardare in giro nel web puoi notare che in questi ultimi giorni si sono moltiplicate le azioni a sostegno del credito bancario per aiutare le imprese .
A partire dal comitato di gestione del Fondo di Garanzia che il 9 aprile ha deliberato,
l’incremento del plafond per impresa a 1,5 milioni di euro nell’ambito delle nuove misure anticrisi varate dal Governo che prevedono la possibilità di ottenere finanziamenti a medio termine con garanzie dello Stato, per arrivare a molte Istituzioni locali (Provincie, Comuni e Camere di Commercio) che stanno preparando o hanno preso provvedimenti tesi a sostenere l’accesso al credito delle PMI soprattutto mettendo a disposizone fondi per i consorzi di garanzia per favorire quelle imprese che necessitano di una ristrutturazione del debito o di un sostegno agli investimenti.
E i Tremonti Bond che sono uno strumento come abbiamo visto per dare una boccata d’ ossigeno alle banche in difficoltà ,porteranno gli Istituti a finanziare adeguatamente le imprese e famiglie ??
RIMANE SOLO UN FATTO E………. SEMPRE IL SOLITO.
MA A CHI VENGONO DATI QUESTI SOLDI ?
ALLE IMPRESE MERITEVOLI CIOE’ CON RATING BUONI, O SI DIMINUISCE ANCHE I RANGE DEI RATING ??
Quasi ogni giorno sono a trattare condizioni, finanziamenti per miei clienti ed ho molti conoscenti bancari per i quali ho molta stima e rispetto , ma non ho ancora sentito nessuno dire che il Sistema Bancario finanziarà chi è in difficoltà nonostante abbia un passato senza pecche o abbia piani di sviluppo futuri interessanti , se nel momento che chiede i soldi non ha capitale a garanzia , gli indici di bilancio giusti e i redditi buoni dell’anno prima .
E TU COSA NE PENSI?
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Patrizio Gatti
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Ciao , ultimamente ho ricevuto varie email da amici lettori del mio blog e le domande che mi vengono poste sono spesso rivolte ad avere spiegazioni sul perché le banche non li finanziano.
Ho scelto , senza inserire il nome per motivi di privacy , una domanda simile ad altre pervenutemi , per la quali ho risposto in maniera analoga . Naturalmente le risposte private che ho dato, hanno anche un qualcosa di personalizzato .
D:) “Sono in un momento di crisi finanziaria e vorrei un consiglio . Le banche fanno le furbe e non danno soldi. Ma la legge Tremonti dice che le stesse hanno la garanzia dello stato.Perchè fanno finta di non capire? “
Non tutte le banche hanno utilizzato o utilizzeranno i Tremonti Bond
Ad ogni modo lo Stato ci ha messo a disposizione gli Osservatori del Credito tramite le Prefetture proprio per verificare che i soldi dati alle banche siano utilizzati bene – Se ritieni opportuno puoi trovare informazioni direttamente nel sito del Ministero dell’interno
Oltre alla raccolta dei dati sull’andamento del credito l’attività è volta a facilitare un probabile riesame delle pratiche ad un livello più alto della struttura gerarchica della banca interessata.
A questo scopo il prefetto raccoglie, nel rispetto della riservatezza, le istanze e i reclami dei clienti delle banche che si ritengono in qualche modo danneggiati nell’erogazione del credito.
Le lamentele che dovrebbero arrivare tramite moduli compilati inviati agli indirizzi di posta elettronica ‘dedicati’ delle prefetture competenti, oppure spediti all’ufficio di gabinetto del prefetto , saranno raccolte in ‘modo riservato’ e saranno classificate per banca e tipologia di clientela, saranno trasmessi alla banca interessata a livello di divisione regionale o nazionale. La banca fornirà direttamente al cliente la risposta, informandone il prefetto.
Vorrei inoltre consigliare di prendere in considerazione, il fatto di chiedere un finanziamento tramite il supporto di un Consorzio Fidi ,che a sua volta può essere COGARANTITO tramite Fondo di garanzia del Medio Credito Centrale .
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Patrizio Gatti
Articolo prelevato da http://planconsulting.it/blog
Restrizione del credito – Credit Crunch-Si riaprono i rubinetti del credito bancario?
Sono molte le piccole aziende a soffrire la mancanza di liquidità per la diminuzione dei fatturati o per la difficoltà di riscuotere i crediti .
Sono stati fatti proclami, tante iniziative poi alla fine se un’azienda non ha avuto buone capacità gestionali o non ha avuto utili adeguati e non ha il capitale netto proporzionato così come era richiesto già da tempo dai parametri di Basilea 2 , è destinata a tribolare per trovare un finanziamento .
Con un finanziamento di consolidamento dei debiti da breve a lungo magari l’azienda avrebbe un po’ di respiro spostando in avanti il debito con rate inferiori o con oneri finanziari minori .
Naturalmente vanno premiate le imprese che meritano , ma credo che una possibilità si debba dare anche a chi si è sempre comportato bene col sistema bancario e in questo momento si trova in difficoltà, anche se non ha capitali alle spalle e utili poderosi .
Comunque ,sembra muoversi qualcosa e staremo a vedere se in qualche maniera saranno aiutate più tipologie di imprese.
Riporto a questo punto notizie che possono interessarci prelevato dal sito www.ansa.it :
(ANSA) – ROMA, 25 MAR – Ora ‘non ci sono piu’ alibi per le banche di fare restrizione del credito’ nei confronti delle imprese, afferma Emma Marcegaglia. Dopo i Tremonti-bond e il fondo di garanzia per le Pmi – aggiunge il presidente di Confindustria ‘laddove ci saranno casi specifici di rifiuto non motivato ci sara’ la capacita’ di intervenire’. ‘Con questi strumenti – precisa – possiamo fare una guerra forte al problema della restrizione del credito’.
(ANSA) – ROMA, 25 MAR – ‘Il credito che si attiva e’ per i Bond di piu’ di 150 miliardi’: lo ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Il ministro ha aggiunto che tra Cassa Depositi e Prestiti e Sace si apre un canale di 20-30 miliardi. Concludendo la seconda giornata del Liquidity day Tremonti ha rivendicato l’azione del governo contro la crisi e soprattutto la carenza di credito alle imprese: ‘noi, in rapporto al nostro Pil, abbiamo fatto in linea, o forse di piu’ di altri paesi’.
ANSA) – ROMA, 25 MAR – Lunedi’ o al piu’ tardi martedi’ sara’ firmata la direttiva Tesoro-Interni per avviare gli osservatori sul credito. Lo ha annunciato il ministro dell’Interno nella seconda giornata del Liquidity-day. Maroni ha spiegato che nel frattempo, col ministro Tremonti, ha avuto incontri con i prefetti italiani ‘che hanno mostrato interesse per l’iniziativa e competenza in materia perche’ gia’ si occupano di problemi del territorio e quindi anche delle crisi aziendali.
(ANSA) – ROMA, 25 MAR – Il fondo di garanzia per le piccole medie imprese avra’ un rifinanziamento ‘molto robusto’ passando da 400 milioni iniziali a 1,615 miliardi. Lo ha detto, durante il Liquidity day, il consigliere del Tesoro Vincenzo Fortunato, annunciando che oggi il ministro dell’Economia potrebbe firmare un decreto che estende alle Pmi la garanzia di ultima istanza dello stato. Il rifinanziamento dovrebbe quindi essere attivo subito dopo l’approvazione del decreto, cioe’ – ha spiegato Tremonti – dal 10 aprile.
Forza Piccole imprese , non dobbiamo mollare ,continuiamo a chiedere i finanziamenti quando ne abbiamo bisogno ; forse qualcuno comincia a rendersi conto che se non ci sono i soldi rischiano sia gli imprenditori che i loro dipendenti e di conseguenza i consumi.
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Patrizio Gatti
Articolo prelevato da http://planconsulting.it/blog
Seconda parte dell’articolo di Gian Piero Turletti:
Rapporti banca-impresa: legittima la revoca delle linee di credito da parte della banca?
Dalle considerazioni dell’articolo precedente , in ambito civilistico, il passo ad argomentazioni di tipo penale non è così lontano.
Cosa costituisce, infatti, la revoca immotivata di linee di credito, sotto il profilo delle norme penali?
Per taluni giudici e giuristi, tale ipotesi configura un concorso esterno in bancarotta, quindi un illecito penale.
Le conseguenze per la banca sono evidenti: i responsabili che abbiano deciso la revoca e la banca potrebbero essere esposti a richieste di revoca del provvedimento, unitamente ad eventuali richieste di risarcimento danni, e non solo da parte dell’impresa cliente, ma anche da parte di soggetti, come fornitori e creditori, in qualità di terzi danneggiati dalla decisione bancaria, senza peraltro escludere l’ipotesi di procedimenti penali.
Essendo, peraltro, la revoca un provvedimento che può danneggiare con effetti ravvicinati o immediati, si potrebbe anche ricorrere alla procedura d’urgenza, prevista dal codice di procedura civile, e chiedere un atto di sospensione o revoca in sede civile, decisione che il giudice dispone, se ritiene la richiesta fondata, con tempi molto veloci e praticamente subito, prima di arrivare ad un’eventuale sentenza, e senza quindi aspettare la tempistica di un processo.
In tale ipotesi, si dovrà poi instaurare la normale causa civile contro la banca.
L’impresa che quindi ricevesse una comunicazione di revoca, cosa può fare?
Sintetizzando, potrebbe comportarsi seguendo questi passi:
· analisi delle eventuali motivazioni della revoca
· in caso di inesistenza o insussistenza di queste ultime, far eventualmente scrivere una lettera, anche da un legale
· eventualmente, nel caso in cui la banca intenda comunque revocare gli affidamenti, valutare una o più iniziative legali, a partire dal ricorso alla procedura d’urgenza, prevista dal codice di procedura civile, per ottenere un provvedimento giudiziario veloce, che sospenda o revochi la revoca stessa.
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Articolo di Gian Piero Turletti
Un guest post di Gian Piero Turletti
Rapporti banca-impresa: legittima la revoca delle linee di credito da parte della banca?
In questi ultimi tempi, a fronte del diffondersi di fenomeni come crisi economica, credit crunch e deficit di liquidità aziendale, è diventata di sempre maggior attualità una problematica, che preoccupa molto l’imprenditore: la banca può revocare una o più linee di credito accordate all’impresa?
Per la verità, del problema in Italia si sono interessati giuristi e giudici da diversi anni, anche perché se l’attuale
periodo di crisi l’ha posta alla ribalta, certo la revoca di linee di credito è già stata applicata anche in passato.
Considerando solo la contrattualistica, che disciplina il rapporto tra istituto e cliente azienda su basi passive, si
direbbe che la banca ha un potere assolutamente discrezionale nell’esercitare la predetta facoltà, si direbbe “ a suo
insindacabile giudizio”, in quanto solitamente questo è quanto previsto nelle clausole predisposte dagli uffici legali,
che studiano e formulano tale tipologia di contratto, però…..
Il contratto è subordinato alle norme di legge, e qualora vi sia un contrasto, nella stessa materia, tra clausole
contrattuali e norme obbligatorie di legge, o principi generali dell’ordinamento giuridico, prevalgono questi ultimi, e la
diversa regolazione in sede contrattuale non trova applicazione.
Da diversi anni in Italia è andato affermandosi, a tale riguardo, un orientamento giurisprudenziale, cioè espresso
nelle sentenze, ma supportato anche da tesi di giuristi in sede teorica, che esclude la facoltà di esercizio
discrezionale della revoca del credito da parte della banca.
Per un verso, tale ragionamento fa leva sull’art. 2.043 c.civ, che vieta il compimento di qualunque atto, colposo o
doloso, che procuri agli altri un danno ingiusto.
A prima vista, tale norma potrebbe sembrare non avere nulla a che fare con la problematica, di cui ci stiamo
occupando, ma il ragionamento svolto da giudici e giuristi è più articolato.
Si osserva, a tale riguardo, che vi sono soggetti, come creditori in genere, fornitori, clienti, lavoratori, e via dicendo,
che sono terzi, nel rapporto tra banca ed impresa, ma che fanno ugualmente affidamento sulla solidità e solvibilità
dell’impresa.
Ad esempio i creditori, per ottenere la corresponsione di quanto ad essi dovuto.
Conseguentemente, se un istituto di credito revoca uno o più finanziamenti, in assenza di una giustificata realtà
aziendale. desunta da una specifica disamina della situazione economico-finanziaria dell’impresa cliente, non solo
compromette, o rischia di compromettere, la solidità dell’azienda, sotto il profilo della liquidità e conseguente
solvibilità, ma mette a rischio anche il legittimo affidamento di terzi, come i creditori aziendali, i quali confidano nella
solidità dell’impresa, e sarebbero legittimati a pensare che quest’ultima, pur utilizzando linee di credito, non
dovrebbe subire la revoca della medesime, se non in presenza di giustificati e gravi motivi.
In altri termini, la revoca immotivata lederebbe il sacrosanto principio del neminem ledere.
Nel prossimo post parlerò di cosa comporta una revoca immotivata di linee di credito
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Articolo di Gian Piero Turletti
Dopo il post precedente facciamo alcune considerazioni sui Tremonti Bond, e cosa comporta per aziende e famiglie.

La prima considerazione da fare riguarda il costo del finanziamento. Supponiamo che una banca faccia richiesta dei Tremonti Bond, la banca dovrà impegnare questi soldi per prestarli ad aziende e famiglie.
Ma a quali tassi?
Non di certo ai tassi dell’ Euribor, che sono bassissimi.
Le banche è più probabile che presteranno i soldi ad un tasso pari a quello pagano al Governo (che gli ha prestato i soldi) ovviamente maggiorato dei costi che sostengono (strutture, personale, ecc) quindi non meno del 10-11%. Se le cose stanno così, questo non aiuta certo le imprese o le famiglie…???
Altra considerazione è che i Tremonti Bond sono uno strumento per dare una boccata d’ ossigeno alle banche in difficoltà ma non tocca minimamente i vertici delle banche.
Più semplicemente se una banca è in crisi ed ha perso patrimonio a causa delle scelte operative sbagliate della dirigenza, gli artefici di questa perdita restano comodamente seduti ai loro posti.
Non sarebbe meglio una nazionalizzazione anche parziale della banca, rimuovendo i responsabili delle perdite e mettendo al loro posto altri dirigenti?
Infine se, come continuano a farci credere, le banche italiane sono così solide che bisogno c’era di destinare loro ben 10 miliardi di euro?
Non era forse meglio distribuirli in qualche modo ai cittadini per consentire un sostentamento immediato e – magari – uno stimolo a spenderne una parte per incoraggiare una ripresa dei consumi?
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A cura di Dott.ssa Gervasi Alessandra
articolo prelevato da http://planconsulting.it/blog
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Sicuramente hai sentito parlare dei cosiddetti “Tremonti Bond” previsti dal piano anti-crisi del Governo Italiano.
Di cosa si tratta?

I Tremonti Bond sono obbligazioni speciali emesse dalle banche quotate e sottoscritte dal Ministero del Tesoro per sostenere la capitalizzazione degli istituti di credito ed evitare che si scarichino gli effetti della crisi sull’ economia reale.
Come contropartita “le banche pagheranno una cedola annuale compresa tra il 7,5 e l’ 8,5 per cento per i primi anni, per poi crescere gradualmente”. Gli istituti di credito si impegneranno a loro volta “a favorire il credito alle imprese, soprattutto piccole e medie, e alle famiglie”.
Più specificatamente, gli impegni che il Tesoro richiede sono:
a) il contributo finanziario per rafforzare la dotazione del fondo di garanzia per le Pmi;
b) l’aumento delle risorse da mettere a disposizione per il credito alle piccole e medie imprese;
c) per i lavoratori in cassa integrazione o percettori di sussidio di disoccupazione, la sospensione del pagamento della rata di mutuo per almeno dodici mesi;
d) la promozione di accordi per anticipare le risorse necessarie alle imprese per il pagamento della cassa integrazione;
e) l’adozione di un codice etico”.
I “Tremonti Bond” rappresentano una delle soluzioni possibili per sbloccare un mercato del credito che anche in Italia è purtroppo ingessato.
Le imprese, infatti, fanno sempre più fatica ad accedere ai fidi bancari, così come le famiglie rispetto al passato riscontrano maggiori difficoltà nell’accedere al credito al consumo oppure nella stipula di un mutuo.
Le banche dovrebbero essere quindi solo un tramite attraverso il quale fare arrivare soldi alle imprese, soprattutto a quelle piccole e piccolissime, che costituiscono il tessuto produttivo italiano e che ultimamente, in seguito al “credit crunch”, cioè alla stretta del credito, non vedono più arrivare un soldo.
Detto così i Tremonti Bond potrebbero sembrare una soluzione niente male.
Occorre però fare alcune considerazioni che faremo nel prossimo post.
Ti aspetto nel prossimo articolo.
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A cura di Dott.ssa Gervasi Alessandra
Ufficio Finanziamenti agevolati Plan Consulting
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Alcuni termini in lingua inglese come “credit crunch”, “credit and liquidity crisis” o “global financial crisis” sono ormai entrati nel linguaggio comune.
Tutte parole e frasi riconducibili a tre semplici concetti: crisi finanziaria, stretta creditizia e crisi economica mondiale.
Ma cosa si intende per credit crunch e soprattutto il fenomeno è reale?
Sull’ esistenza del credit crunch , ovvero la “stretta creditizia”, si è discusso a lungo.
Nonostante le banche sembrano far muro, negando o minimizzando il problema, il fenomeno esiste ed è percepito soprattutto dai piccoli e medi imprenditori che sempre più spesso si vedono chiudere le porte del credito in faccia.
Questa chiusura può avvenire essenzialmente per due motivi diversi. Uno legato al rischio inflazione che porta le banche centrali ad alzare i tassi di interesse per contenere l’espansione; l’altro invece avviene sull’onda di una crisi di liquidità che coinvolge le banche stesse che si vedono costrette a una chiusura del credito per evitare il fallimento.
In questo momento ad esempio ci troviamo nella seconda situazione.
Tutte le banche hanno cominciato a ridurre gli affidamenti, in particolar modo sui clienti finanziariamente più deboli, soprattutto PMI.
Sebbene i tassi d’interesse base (come l’Euribor) hanno cominciato a diminuire in seguito alle decisioni della BCE, gli spread applicati dalle banche si sono mossi in direzione opposta, aumentando più che proporzionalmente.
Il risultato così ottenuto sono affidamenti inferiori ad un prezzo più elevato.
«Con la presente la informiamo che la situazione mondiale dei mercati finanziari ha determinato un riprezzamento del costo del credito e una crescita del costo del denaro per le banche.
Per tali motivi ci vediamo costretti a variare le condizioni applicate al conto inviandole la proposta di modifica unilaterale del contratto».
Inizia così una delle tante lettere spedite da alcuni istituti bancari a decine di imprese…..
Il fenomeno si sta sviluppando a macchia d’ olio
Nel prossimo articolo , parleremo di quali saranno le ripercussioni per le imprese
Rimani sintonizzato
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A cura di Dott.ssa Gervasi Alessandra
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