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	<title>Comments on: Donne in crisi !!? Guardare oltre -l&#8217;ebook motivazionale</title>
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	<description>Crescita Personale-Finanziaria -Aziendale</description>
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		<title>By: Patrizio Gatti</title>
		<link>http://crescitaattiva.com/ebook/donne-in-crisi-guardare-oltre-lebook-motivazionale/comment-page-1/#comment-195</link>
		<dc:creator>Patrizio Gatti</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 08:14:44 +0000</pubDate>
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		<description>ciao Giancarlo un piacere ospitarti qui. Complimenti per il tuo successo. 
===========
Un saluto anche all&#039;ormai sempre presente GianPiero 

Patrizio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ciao Giancarlo un piacere ospitarti qui. Complimenti per il tuo successo.<br />
===========<br />
Un saluto anche all&#8217;ormai sempre presente GianPiero </p>
<p>Patrizio</p>
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		<title>By: Giancarlo Fornei</title>
		<link>http://crescitaattiva.com/ebook/donne-in-crisi-guardare-oltre-lebook-motivazionale/comment-page-1/#comment-194</link>
		<dc:creator>Giancarlo Fornei</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 10:12:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://crescitaattiva.com/?p=531#comment-194</guid>
		<description>Grazie per aver pubblicato il mio articolo Patrizio e un grande saluto alle Tue navigatrici nel blog...

un abbraccione</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per aver pubblicato il mio articolo Patrizio e un grande saluto alle Tue navigatrici nel blog&#8230;</p>
<p>un abbraccione</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>By: Gian Piero Turletti</title>
		<link>http://crescitaattiva.com/ebook/donne-in-crisi-guardare-oltre-lebook-motivazionale/comment-page-1/#comment-193</link>
		<dc:creator>Gian Piero Turletti</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 07:18:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://crescitaattiva.com/?p=531#comment-193</guid>
		<description>Pur riguardando in modo specifico l’ambito delle relazioni sentimentali, direi che il tuo articolo, Giancarlo, è riconducibile, anche in chiave psicologica, all’impatto del passato sulla nostra vita, ed a tale proposito quasi non c’è stato indirizzo psicologico o filosofico, che non si sia occupato di questo rilevantissimo tema.

Sin dai miei primi studi di filosofia, alla scuola media, mi ricordo il tempo passato a soffermarmi su tale problematica.
Spesso, peraltro, le cose assumono dimensioni e rilevanza, che difficilmente avremmo ipotizzato quand’eravamo più giovani, ma poi, con lo sviluppo della nostra personalità in vari ambiti, ecco che le cose cambiano, e spesso cambiano profondamente.

A volte ci si trova a riflettere sul tempo, ed ancora a molti non è ben chiaro che cosa questo possa rappresentare, anche a fronte della circostanza che non è ben chiaro come funzioni e cosa realmente sia questa dimensione della realtà.
Quello che sicuramente possiamo dire è che l’uomo, al di là di tutte le implicazioni desunte dalla moderna fisica, quantistica e non, è fatto del suo presente, del suo passato, del suo futuro.

Queste tre principali componenti ne assorbono la valenza psicologica e comportamentale quasi totalmente.
L’uomo è passato, poichè questa dimensione lo condiziona pesantemente,
Ovviamente, quando parlo di uomo, mi riferisco all’essere umano, uomo o donna che sia.
Se il passato di una persona è fatto di obiettivi realizzati, di speranze non trasformatesi in delusioni, e via dicendo, sarà molto probabilmente una persona appagata, che vive soddisfatta e con speranza per il futuro.

Viceversa, le disillusioni, i traumi, le esperienze negative possono spesso essere non solo il passato, ma anche il presente ed il futuro di altre persone.
Questo proprio perchè il tempo non è vissuto, a livello psicologico, quale funzione della fisica, nel suo scorrere in un’unica direzione, ma realtà valevole al di là del tempo e dello spazio e, come tale, sicuramente tale da poter decidere il nostro presente ed il nostro futuro.

Anche a fronte di tale valenza psico-comportamentale, si sono sviluppati orientamenti di pensiero, davvero molto differenziati, su come sia più opportuno afffrontare tale problematica, e con non poche implicazioni anche di ordine etico, morale.

Per una parte rilevante del pensiero degli antichi greci, la miglior funzione da sviluppare era la catarsi, nel senso di purificazione ed, al tempo stesso, oblio rispetto al passato.

E, guarda caso, proprio anche le moderne scoperte scientifiche conducono in questa direzione, con l’invenzione della cosiddetta pillola dell’oblio.
Pare, infatti, che non solo siano state individuate le aree cerebrali, responsabili dei nostri ricordi negativi, ma sia anche stata trovata la molecola in grado di cancellare questi ricordi.
Ma è giusto, è lecito, è moralmente ammissibile?

Oppure si dovrebbe ritenere che del passato sia meglio mantenere i ricordi negativi, per imparare per il futuro, ed ancora una volta ritorna il rapporto tra le diverse dimensioni del tempo.

Non dimentichiamoci poi della psicanalisi.
Semplificando, uno dei maggiori messaggi provenienti da questo indirizzo di pensiero, riconduce al ritenere utili le esperienze negative, ed anzi negativa la loro rimomozione, tanto che gli psicanalisti più tradizionali svolgono tuttora una funzione, sostanzialmente finalizzata a far riemergere i ricordi negativi.
Ed in tale ambito muta profondamente il concetto stesso di catarsi, non più oblio, apppunto, ma rivisitazione critica
delle proprie esperiezne, così da saperle gestire con maggior padronanza e controllo delle stesse.

Come si vede, le esperienze negative del passato hanno rappresentato anche una diversa variabile culturale, storicamente e filosoficamente condizionata dai diversi ambiti di riferimento.
Il tutto muovendosi da due antagonisti punti di vista, tra i quali sono ricomprese posizioni intermedie, da un lato il passato come esperienza comunque positiva, da cui apprendere per il futuro, dall’altro lato il passato come esperienza eventualmente da negare, come alcuni medici vorrebbero oggi fare, con le famose pillole cancella-memoria.

Personalmente ritengo preferibile che la persona rimanga con il ricordo delle proprie esperienze negative.
E’ senz’altro vero che il ricordo di “essersi bruciati” può essere condizionante, ma forse meglio questo, piuttosto che non sapere cosa sia il fuoco, con il conseguente rischio di bruciarsi completamente, un domani.
Meglio sapere cos’è il dolore, piuttosto che non avere percezioni del medesimo, che poi non è altro che un segnale d’allarme, per evitarci ulteriori e più gravi conseguenze.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pur riguardando in modo specifico l’ambito delle relazioni sentimentali, direi che il tuo articolo, Giancarlo, è riconducibile, anche in chiave psicologica, all’impatto del passato sulla nostra vita, ed a tale proposito quasi non c’è stato indirizzo psicologico o filosofico, che non si sia occupato di questo rilevantissimo tema.</p>
<p>Sin dai miei primi studi di filosofia, alla scuola media, mi ricordo il tempo passato a soffermarmi su tale problematica.<br />
Spesso, peraltro, le cose assumono dimensioni e rilevanza, che difficilmente avremmo ipotizzato quand’eravamo più giovani, ma poi, con lo sviluppo della nostra personalità in vari ambiti, ecco che le cose cambiano, e spesso cambiano profondamente.</p>
<p>A volte ci si trova a riflettere sul tempo, ed ancora a molti non è ben chiaro che cosa questo possa rappresentare, anche a fronte della circostanza che non è ben chiaro come funzioni e cosa realmente sia questa dimensione della realtà.<br />
Quello che sicuramente possiamo dire è che l’uomo, al di là di tutte le implicazioni desunte dalla moderna fisica, quantistica e non, è fatto del suo presente, del suo passato, del suo futuro.</p>
<p>Queste tre principali componenti ne assorbono la valenza psicologica e comportamentale quasi totalmente.<br />
L’uomo è passato, poichè questa dimensione lo condiziona pesantemente,<br />
Ovviamente, quando parlo di uomo, mi riferisco all’essere umano, uomo o donna che sia.<br />
Se il passato di una persona è fatto di obiettivi realizzati, di speranze non trasformatesi in delusioni, e via dicendo, sarà molto probabilmente una persona appagata, che vive soddisfatta e con speranza per il futuro.</p>
<p>Viceversa, le disillusioni, i traumi, le esperienze negative possono spesso essere non solo il passato, ma anche il presente ed il futuro di altre persone.<br />
Questo proprio perchè il tempo non è vissuto, a livello psicologico, quale funzione della fisica, nel suo scorrere in un’unica direzione, ma realtà valevole al di là del tempo e dello spazio e, come tale, sicuramente tale da poter decidere il nostro presente ed il nostro futuro.</p>
<p>Anche a fronte di tale valenza psico-comportamentale, si sono sviluppati orientamenti di pensiero, davvero molto differenziati, su come sia più opportuno afffrontare tale problematica, e con non poche implicazioni anche di ordine etico, morale.</p>
<p>Per una parte rilevante del pensiero degli antichi greci, la miglior funzione da sviluppare era la catarsi, nel senso di purificazione ed, al tempo stesso, oblio rispetto al passato.</p>
<p>E, guarda caso, proprio anche le moderne scoperte scientifiche conducono in questa direzione, con l’invenzione della cosiddetta pillola dell’oblio.<br />
Pare, infatti, che non solo siano state individuate le aree cerebrali, responsabili dei nostri ricordi negativi, ma sia anche stata trovata la molecola in grado di cancellare questi ricordi.<br />
Ma è giusto, è lecito, è moralmente ammissibile?</p>
<p>Oppure si dovrebbe ritenere che del passato sia meglio mantenere i ricordi negativi, per imparare per il futuro, ed ancora una volta ritorna il rapporto tra le diverse dimensioni del tempo.</p>
<p>Non dimentichiamoci poi della psicanalisi.<br />
Semplificando, uno dei maggiori messaggi provenienti da questo indirizzo di pensiero, riconduce al ritenere utili le esperienze negative, ed anzi negativa la loro rimomozione, tanto che gli psicanalisti più tradizionali svolgono tuttora una funzione, sostanzialmente finalizzata a far riemergere i ricordi negativi.<br />
Ed in tale ambito muta profondamente il concetto stesso di catarsi, non più oblio, apppunto, ma rivisitazione critica<br />
delle proprie esperiezne, così da saperle gestire con maggior padronanza e controllo delle stesse.</p>
<p>Come si vede, le esperienze negative del passato hanno rappresentato anche una diversa variabile culturale, storicamente e filosoficamente condizionata dai diversi ambiti di riferimento.<br />
Il tutto muovendosi da due antagonisti punti di vista, tra i quali sono ricomprese posizioni intermedie, da un lato il passato come esperienza comunque positiva, da cui apprendere per il futuro, dall’altro lato il passato come esperienza eventualmente da negare, come alcuni medici vorrebbero oggi fare, con le famose pillole cancella-memoria.</p>
<p>Personalmente ritengo preferibile che la persona rimanga con il ricordo delle proprie esperienze negative.<br />
E’ senz’altro vero che il ricordo di “essersi bruciati” può essere condizionante, ma forse meglio questo, piuttosto che non sapere cosa sia il fuoco, con il conseguente rischio di bruciarsi completamente, un domani.<br />
Meglio sapere cos’è il dolore, piuttosto che non avere percezioni del medesimo, che poi non è altro che un segnale d’allarme, per evitarci ulteriori e più gravi conseguenze.</p>
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