Alcuni termini in lingua inglese come “credit crunch”, “credit and liquidity crisis” o “global financial crisis” sono ormai entrati nel linguaggio comune.
Tutte parole e frasi riconducibili a tre semplici concetti: crisi finanziaria, stretta creditizia e crisi economica mondiale.
Ma cosa si intende per credit crunch e soprattutto il fenomeno è reale?
Sull’ esistenza del credit crunch , ovvero la “stretta creditizia”, si è discusso a lungo.
Nonostante le banche sembrano far muro, negando o minimizzando il problema, il fenomeno esiste ed è percepito soprattutto dai piccoli e medi imprenditori che sempre più spesso si vedono chiudere le porte del credito in faccia.
Questa chiusura può avvenire essenzialmente per due motivi diversi. Uno legato al rischio inflazione che porta le banche centrali ad alzare i tassi di interesse per contenere l’espansione; l’altro invece avviene sull’onda di una crisi di liquidità che coinvolge le banche stesse che si vedono costrette a una chiusura del credito per evitare il fallimento.
In questo momento ad esempio ci troviamo nella seconda situazione.
Tutte le banche hanno cominciato a ridurre gli affidamenti, in particolar modo sui clienti finanziariamente più deboli, soprattutto PMI.
Sebbene i tassi d’interesse base (come l’Euribor) hanno cominciato a diminuire in seguito alle decisioni della BCE, gli spread applicati dalle banche si sono mossi in direzione opposta, aumentando più che proporzionalmente.
Il risultato così ottenuto sono affidamenti inferiori ad un prezzo più elevato.
«Con la presente la informiamo che la situazione mondiale dei mercati finanziari ha determinato un riprezzamento del costo del credito e una crescita del costo del denaro per le banche.
Per tali motivi ci vediamo costretti a variare le condizioni applicate al conto inviandole la proposta di modifica unilaterale del contratto».
Inizia così una delle tante lettere spedite da alcuni istituti bancari a decine di imprese…..
Il fenomeno si sta sviluppando a macchia d’ olio
Nel prossimo articolo , parleremo di quali saranno le ripercussioni per le imprese
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A cura di Dott.ssa Gervasi Alessandra
Ufficio Finanziamenti agevolati Plan Consulting
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Come mi è già capitato più volte di esprimermi su questa tematica, di indubbia attualità, confermo che a mio avviso la politica, sopratutto il governo nazionale, avrebbe dovuto intervenire in modo più cogente, in particolare subordinando espressamente la concessione di eventuali strumenti alle banche, come i cosiddetti “Tremonti bond”, alla specifica concessione di credito alle imprese.
Anche perchè, diversamente, anche un intervento come quello dianzi indicato rischia di essere interpretabile, in sede europea, quale indebito aiuto di stato, interpretazione ben più difficile, nel caso di un aiuto subordinato ad immettere liquidità nel sistema imprenditoriale, e misura che corrisponderebbe maggiormente all’interesse economico generale.