Un guest post di Gian Piero Turletti
Rapporti banca-impresa: legittima la revoca delle linee di credito da parte della banca?
In questi ultimi tempi, a fronte del diffondersi di fenomeni come crisi economica, credit crunch e deficit di liquidità aziendale, è diventata di sempre maggior attualità una problematica, che preoccupa molto l’imprenditore: la banca può revocare una o più linee di credito accordate all’impresa?
Per la verità, del problema in Italia si sono interessati giuristi e giudici da diversi anni, anche perché se l’attuale
periodo di crisi l’ha posta alla ribalta, certo la revoca di linee di credito è già stata applicata anche in passato.
Considerando solo la contrattualistica, che disciplina il rapporto tra istituto e cliente azienda su basi passive, si
direbbe che la banca ha un potere assolutamente discrezionale nell’esercitare la predetta facoltà, si direbbe “ a suo
insindacabile giudizio”, in quanto solitamente questo è quanto previsto nelle clausole predisposte dagli uffici legali,
che studiano e formulano tale tipologia di contratto, però…..
Il contratto è subordinato alle norme di legge, e qualora vi sia un contrasto, nella stessa materia, tra clausole
contrattuali e norme obbligatorie di legge, o principi generali dell’ordinamento giuridico, prevalgono questi ultimi, e la
diversa regolazione in sede contrattuale non trova applicazione.
Da diversi anni in Italia è andato affermandosi, a tale riguardo, un orientamento giurisprudenziale, cioè espresso
nelle sentenze, ma supportato anche da tesi di giuristi in sede teorica, che esclude la facoltà di esercizio
discrezionale della revoca del credito da parte della banca.
Per un verso, tale ragionamento fa leva sull’art. 2.043 c.civ, che vieta il compimento di qualunque atto, colposo o
doloso, che procuri agli altri un danno ingiusto.
A prima vista, tale norma potrebbe sembrare non avere nulla a che fare con la problematica, di cui ci stiamo
occupando, ma il ragionamento svolto da giudici e giuristi è più articolato.
Si osserva, a tale riguardo, che vi sono soggetti, come creditori in genere, fornitori, clienti, lavoratori, e via dicendo,
che sono terzi, nel rapporto tra banca ed impresa, ma che fanno ugualmente affidamento sulla solidità e solvibilità
dell’impresa.
Ad esempio i creditori, per ottenere la corresponsione di quanto ad essi dovuto.
Conseguentemente, se un istituto di credito revoca uno o più finanziamenti, in assenza di una giustificata realtà
aziendale. desunta da una specifica disamina della situazione economico-finanziaria dell’impresa cliente, non solo
compromette, o rischia di compromettere, la solidità dell’azienda, sotto il profilo della liquidità e conseguente
solvibilità, ma mette a rischio anche il legittimo affidamento di terzi, come i creditori aziendali, i quali confidano nella
solidità dell’impresa, e sarebbero legittimati a pensare che quest’ultima, pur utilizzando linee di credito, non
dovrebbe subire la revoca della medesime, se non in presenza di giustificati e gravi motivi.
In altri termini, la revoca immotivata lederebbe il sacrosanto principio del neminem ledere.
Nel prossimo post parlerò di cosa comporta una revoca immotivata di linee di credito
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Articolo di Gian Piero Turletti
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