Un guest post di Marina Roveda Autrice di “Le regole dell’amicizia”
Avete mai notato che ci sono persone sempre apprezzate, desiderate, invitate, mentre altre rimangono loro malgrado al palo? Vi siete mai chiesti qual è la ragione che rende così desiderabile la loro compagnia?

Se pensate che ciò riguardi l’aspetto fisico, il carisma o il talento, vi sbagliate.
La realtà è che queste persone possiedono un interessante mix di attitudini interiori, che non sono necessariamente innate, ma che con un po’ di buona volontà si possono benissimo imparare. Vediamole insieme.
Capacità di ascolto. Chi è ricercato dagli altri sa ascoltare e capire i propri interlocutori prima di intervenire, facendoli sentire accolti, compresi e liberi di esprimersi. Dimostra apertura e interesse nei loro confronti, capisce cosa esprime il loro corpo e lo asseconda: magari il tono di voce con cui sta parlando è troppo alto, e crea imbarazzo alla controparte, dunque lui vi pone rimedio.
Atteggiamento rilassato. La persona ricercata e benvoluta possiede un profondo equilibrio interiore in grado di rasserenare chi ha davanti. Affronta i problemi in maniera risoluta, ma senza mai drammatizzare. Si interessa agli altri senza invaderli, dice loro cosa pensa ma non li mette in imbarazzo, li coinvolge ma non li opprime.
Flessibilità. Pur senza accettare il comportamento altrui in maniera acritica, chi si rapporta correttamente con gli altri ha la forza e l’intelligenza di fare un passo indietro se la situazione lo richiede, specie quando capisce che la propria condotta non contribuisce a creare un clima disteso, sereno e positivo.
Positività. Un’altra caratteristica delle persone che hanno più successo nelle relazioni sociali sono quelle che vedono sempre il bicchiere “mezzo pieno”, lasciando quello “mezzo vuoto” a chi preferisce disperarsi. Così facendo, grazie al loro esempio e alla loro energia, riescono ad aiutare agli altri a compiere un piccolo passo in avanti verso la loro realizzazione.
Sono assolutamente da evitare, invece, l’eccessiva insistenza nella richiesta di attenzioni con provocazioni gratuite o esibizionismi, che possono allontanare gli altri, nonché l’abitudine di far sentire in colpa o a disagio chi ci parla con musi, bronci, lamenti o capricci infantili. In questa maniera, anziché rendere desiderabile la propria compagnia, si ottiene l’effetto esattamente contrario.
Siete d’accordo con me? Aspetto un vostro commento!
A cura di Marina Roveda
Autrice di “Le regole dell’amicizia”
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L’articolo è tratto dal blog di Bruno Editore www.giacomobruno.it
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Ciao Marina,
in effetti non si può non concordare con te, in particolare con le approfondite osservazioni del tuo articolo.
Si tratta di questioni riconducibili ai rapporti di conoscenza e di amicizia, ed in linea di massima è così, proprio come dici tu.
Talora ci sono delle eccezioni, ma legate alla particolarità del contesto, ed all’età delle persone.
Quei principi sono sicuramente applicabili diciamo così….per le giovani età…..
L’amicizia e la conoscenza costituiscono, al tempo stesso, una realtà di rapporti non cristallizzati a priori, e proprio per questo, a volte subentrano dinamiche particolari…..
Parecchi anni fa, ebbi a frequentare un “giro”, direi di chiamarlo così…, di conoscenti e di amici, in cui, però, a volte venivano lasciate in disparte le persone con le caratteristiche migliori.
Come mai?
Questo capitava, perchè era invalsa l’abitudine del ritrovo, basato sullo scambio di cene….
Cioè uno invitava le altre persone, e queste poi, a turno, ricambiavano.
In pratica, si era sviluppata una modalità d’incontro con questa sorta, non dico di regola, ma di principio…conviviale, cioè se tu, a tua volta, non invitavi……
il motivo, per la verità, non era tanto una sorta di elitarismo sociale o di egoismo, ma il fatto era che spesso non c’era posto per tutti, ed allora, realizzando cene diverse, si dovevano organizzare più serate…
insomma, giusto o sbalgiato che sia, visto che già per ricambiare occorrevano più serate, non erano invitati coloro che, a loro volta, non ricambiavano…..