Ripropongo un articolo di Patrizio Messina tratto dal Blog www.giacomobruno.it , perchè trovo che le sue analisi siano veramente interessanti
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Cause ed effetto della crisi economica
Il grande deficit pubblico già presente prima degli avvenimenti citati era stato creato per via delle cattive abitudini dei cittadini islandesi di creare debiti su debiti. Pensate che qua tutti indistintamente possiedono carte di credito, anche i ragazzini!!!
Comprano automobili di grossissima cilindrata, case enormi, vestiti sempre firmatissimi e molto altro che ha portato la gente a chiedere sempre prestiti ed ad usare le carte revolving (rateali) che infine hanno acceso la miccia che ha fatto esplodere il tutto.
Tutto questo è il motivo per cui dedico un intero capitolo di “Autoconsulenza Finanziaria” alla risoluzione dei debiti e li definisco come catastrofe dilagante.
Chi ha letto il mio libro probabilmente ricorderà che nel capitolo 3, quando illustravo la cadenza dei cicli economici nella storia, avevo posto la fine dell’attuale ciclo fra la fine del 2008 ed i primi 3 mesi del 2009…
Rimango sempre della mia idea, ormai si vede che siamo verso il fondo della crisi.
Ci saranno sicuramente altri ribassi ma fra qualche mese ripartirà la salita delle quotazioni, o al più rimarrà basso qualche mese in trend laterale e poi ripartirà.
Tuttavia questo non significa che il pericolo è finito, anzi, ci sono un po’ di nazioni che sono a rischio “Argentina” e alcuni presenti addirittura all’interno della stessa UE. Fortunatamente l’Italia al contrario di quello che pensano in molti, non è messa male ed è l’unica nazione in cui la liquidità immessa nel mercato dal governo (i famosi 10 miliardi di €) non sono stati richiesti da nessuna banca (che però dicevano di avere problemi…).
Per farvi un idea delle nazioni che potrebbero avere problemi, considerate quelle che hanno puntato quasi tutto sullo sviluppo edilizio e sul turismo…
Il problema che ci dobbiamo porre è: anche se la borsa comincia a risalire fra qualche mese, siamo veramente alla fine del tunnel?
Qua ovviamente mi dovrei lanciare a fare l’indovino, tuttavia si possono fare delle previsioni su dei dati di fatto e delle plausibili cause ed effetto che potrebbero derivarne.
Intanto questa crisi sta lasciando dei grossi debiti alle persone per via dei mutui oltre al fatto che la recessione che ne sta derivando sta distruggendo molti posti di lavoro in tutto il mondo. Anche se fra qualche mese riparte l’economia, la ricostruzione dei posti di lavoro non è immediata ma potrebbe richiedere moltissimo tempo, ed in alcuni casi i danni sono irrimediabili.
Questo cosa comporta?
Comporta probabilmente un utilizzo forzato da parte di chi ha perso il lavoro o ha avuto una riduzione di reddito di finanziamenti e prestiti per poter comprare le cose che si è abituati a comprare oppure per i beni di prima necessità. Se a questo aggiungiamo la cattiva abitudine di utilizzare questo strumento anche per chi non ha problemi economici oppure di chi cerca di tenere un tenore di vita superiore alle proprie capacità, si può già prevedere che ad un certo punto, come è successo con i mutui, anche in questo caso inizieranno a “saltare” i primi beneficiari.
Considerate che anche questi tipi di prestiti sono coperti da obbligazioni che le banche piazzano ai risparmiatori per la copertura degli stessi…Il mancato rientro dei capitali da parte delle banche potrebbe causare una seconda crisi che possiamo definire come quella delle carte di credito e dei prestiti.
In questo caso non posso prevedere quando essa si scatenerà, potrebbe essere entro un anno oppure fra 10, ma se mi devo lanciare in una previsione direi che c’e la possiamo aspettare dai 3 ai 5 anni dopo la fine dell’attuale. Insomma penso che l’economia e quindi le borse ripartiranno salendo verso dei nuovi massimi, ma poi precipiterà per una nuova crisi.
E’ tutto? No!
Questo tipo di crisi avrebbe una ripercussione differente rispetto a quella dei mutui. Infatti gli oggetti acquistati con carte revolving o prestiti non sono come gli immobili ma sono oggetti spesso non pignorabili (tipo le vacanze o l’abbigliamento) o a forte svalutazione (elettronica) etc.
Molti di questi prodotti sono considerabili superflui, al contrario degli immobili, quindi la gente che non potrà più accedere al prestito taglierà semplicemente le spese causando un altra grossa crisi.
La terza sarà quella del prestito aziendale che, a causa della contrazione di consumi, non potranno più ritornare i capitali o i corporate bonds emessi dalle aziende stesse creando un altro ammanco economico alle banche nonché un altro esubero di lavoratori.
Questa crisi penso che potrebbe verificarsi entro massimo 2 anni dalla fine della seconda; potrebbe essere anche perfettamente consecutiva è considerabile come un’unica grande crisi anche più grande dell’attuale.
Con questo articolo spero di aver chiarito le idee a molte persone che magari non avevano ben capito il motivo dell’attuale crisi. Ho fatto anche delle considerazioni personali ed ho fatto il punto sull’economia islandese in quanto la possiamo considerare un po’ come un laboratorio economico per vedere quali sono gli effetti delle cattive abitudini nell’economia di una nazione.
Un abbraccio dall’estremo Nord,
A Cura di Patrizio Messina,
Autore di “Autoconsulenza Finanziaria
Articolo pubblicato sul blog di Bruno Editore www.giacomobruno.it
Ciao , inserisco volentieri il post di un mio omonimo e collega Autore di Bruno Editore per affrontare un tema di sicura attualita’ . L’Articolo è stato pubblicato su www.giacomobruno.it
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Buongiorno a tutti gli utenti del blog, mi trovo a Reykjavík in Islanda dove sono venuto a trovare mio fratello che lavora in questa stupenda e serafica capitale del Nord Europa. “Fortuna” (si fa per dire) ha
voluto che dopo essermi scontrato con il forte della crisi di ottobre mentre ero nel cuore della City, adesso mi ritrovo faccia a faccia con l’economia di un paese sull’orlo nel baratro.
Scherzi a parte (almeno ridiamo per tirarci su il morale) volevo analizzare con voi le cause e gli effetti di questa crisi economia internazionale che sta colpendo soprattutto i piccoli risparmiatori.
Voglio procedere con l’analisi della crisi economica paragonandola a quella islandese in quanto essa non è altro che la crisi mondiale amplificata all’ennesima potenza per via della loro particolare situazione geografico-economica. In pratica, ciò che sta accadendo qui in Islanda potrebbe essere quello che accadrà anche a tutto il resto delle economie se si persevererà sulla strada sbagliata che noi tutti abbiamo intrapreso in passato.
Chi ha letto il mio libro “Autoconsulenza Finanziaria” sa che dedico un intero capitolo (il quinto) alla risoluzione dei debiti derivante dall’uso smodato di carte di credito revolving e prestiti. Alcuni mi hanno riferito che sono stato troppo duro su questo argomento in quanto avevo definito come “Catastrofe dilagante” questa moda di indebitarsi facile che sta colpendo tutto il mondo.
Nel libro parlo pure del perché è meglio non acquistare immobili senza una adeguata pianificazione in quanto esso ci espone ad un grosso prestito di denaro per comprare una casa che spesso non è calibrata su reali esigenze ma dettata solo dall’istinto o da sogni del momento che possono diventare un boomerang negativo in futuro. Se ci fate caso, la crisi attuale è definita anche la “Crisi dei Mutui!!!” come mai?
Il tutto è iniziato negli USA a metà degli anni ‘90 quando si è avviato una politica di welfare molto marcata. Questa comprendeva, tra l’altro, tanti aiuti che hanno spinto l’economia americana e che hanno favorito le classi meno abbienti.
Tuttavia uno di questi aiuti meno positivo dal punto di vista economico ma molto demagogico e specificatamente rivolto alle classi povere (per lo più neri ed ispanici) consisteva nel facilitare la stipula di mutui atti a fargli acquistare le case. Dal punto di vista di chi ha proposto gli aiuti, questi dovevano permettere di dare un benessere economico a queste persone ed inoltre avrebbe riavviato il settore edilizio.
Allora qualcuno si domanderà: “Ma qual è il problema se sembra tutto positivo?”
In pratica per applicare questi aiuti si sono fatte pressioni sui gruppi bancari per allentare le maglie dei prestiti in modo che anche persone con redditi instabili, bassi o comunque a rischio potessero accedervi.
Il problema è che se le banche non davano credito a queste persone è evidente che per delle statistiche in possesso dalle stesse, essi sono a rischio di non poter restituire i capitali.
In concomitanza di questi mutui facili si è avviato un altro processo pericoloso, quello dei tassi variabili che hanno aggirato una vecchia legge creata dal Presidente Roosevelt sotto consiglio dell’allora Presidente della Bank of America Gianninni.
La legge prevedeva che non si potessero accendere mutui che avessero una rata superiore al 30% del proprio reddito lordo (circa 40 o 45% sul netto) in modo che fosse possibile pagarla senza rendere problematica la questione al beneficiario.
Visto che all’epoca non esistevano i tassi variabili si prendeva come riferimento le rate del primo anno, ma con l’avvento dei tassi variabili e della moda del tasso contenuto al primo anno (tipo tasso al 1% al primo poi variabile) si sono potuti avviare così mutui con rata molto superiore al limite di legge previsto dall’accordo del ‘32.
Questi mutui “facili” hanno innescato l’acquisto frenetico di immobili facendo aumentare parecchio la domanda rispetto all’offerta, di conseguenza i prezzi si sono a poco a poco lievitati. Inizialmente il fenomeno fu mitigato dalla discesa dei tassi di interesse lungo tutti gli anni ’90, ma nel nuovo millennio si incominciò a verificare l’aumento dei tassi di interesse, il continuo aumento dei prezzi degli immobili ed infine il sempre maggior numero di cittadini che vogliono accedere al prestito.
Sulla base di queste informazioni i vertici delle banche hanno pensato di spalmare questi mutui (ed i possibili rischi insolvenza) su delle obbligazioni da piazzare ai risparmiatori.
Negli ultimi anni tutte quelle persone che non avrebbero avuto possibilità di accedere al prestito in quanto deboli economicamente si sono ritrovate ad essere i primi a “saltare” innescando un fenomeno a catena.
Innanzitutto la gente a cominciato a non pagare le rate, questo ha causato una perdita via via più consistente a chi aveva acquistato le obbligazioni a copertura dei mutui. Visto che alla gente non piace perdere soldi hanno liquidato gradualmente le obbligazioni mandando in crisi le banche emittenti che di conseguenza hanno ereditato delle voragini immense nei loro bilanci.
A Cura di Patrizio Messina,
Autore di “Autoconsulenza Finanziaria”
Fonte:www.giacomobruno.it








