Posts Tagged ‘gestione aziendale’

Il tempo libero per l’imprenditore :e’ cosi’ importante???

Il 19 aprile 2010 mentre uscivo da un cliente a Massa,  ho incontrato , dopo  circa 20 anni , un amico  di nome Fabio , che vedevo spesso quando  frequentavo  la scuola superiore , la Ragioneria, negli anni 80 .

Dopo i saluti entriamo nell’argomento del lavoro .

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Imprese !! Sviluppare il fatturato??un case History

Un guest post di GianPiero Turletti

Consideriamo, in questa seconda parte dell’articolo, un altro tipo di tecnica, per sviluppare il vostro fatturato in misura davvero consistente.
Si tratta di sviluppare le funzioni del vostro prodotto/servizio, in modo che queste soddisfino un numero decisamente sempre più crescente di esigenze del cliente, consentendo un posizionamento davvero vincente rispetto alla concorrenza.

aziende-aumento-fatturato-entrate

Vi propongo oggi una serie di case history, ancora una volta con riferimento al settore della sicurezza. Consideriamo, intanto, i tradizionali sistemi antifurto, per abitazione, piuttosto che per veicolo o esercizio commerciale. Tradizionalmente, si trattava di sistemi molto semplici. In pratica, uno o più sensori trasmettevano un eventuale segnale d’allarme ad una centrale, che faceva scattare una o più sirene.
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Problemi di impresa come risolverli !! Sesta parte

Un guest post di Gian Piero Turletti

Nella precedente parte di questo minicorso sui problemi d’impresa mi sono soffermato sul concetto di marketing mix, da usare per le iniziative online.


Sulle diverse azioni che si possono intraprendere, per rendere realmente vincente un’azione commerciale tramite internet non mi dilungo, essendoci in questo sito già molte specifiche risorse a disposizione, compresi vari articoli espressamente dedicati all’argomento.

Vorrei solo soffermarmi sull’ultimo tipo di leva indicato, il supporto della carta stampata e degli organi d’informazione.

Questa rappresenta una risorsa sinora poco utilizzata, ma che potrebbe rivelare grandi  potenzialità, valevole, comunque, sia per imprese presenti anche solo sul web, sia per quelle offline.

L’obiettivo fondamentale, infatti, per  ogni iniziativa di marketing che voglia essere realmente efficace, è il conseguimento di un significativo numero di visitatori, clienti in carne ed ossa nel mondo reale, e traffico targhettizzato, cioè di un numero di potenziali clienti, in grande quantità sul proprio sito o blog.
E tale meta può certo essere più agevolmente raggiunta, in misura tanto maggiore, quanto maggiore sarà la propria visibilità.
Un efficace strumento è quindi dato dalla diffusione della propria visibilità tramite la carta stampata o altri mass-media.

Diversi sono, a tale riguardo, i metodi per raggiungere una certa visibilità della propria realtà aziendale.
Intanto, i metodi gratuiti, che consistono in azioni di reiterato contatto con gli organi d’informazione.
Si tratta di contattare le redazioni di quei media che, per temi ed interessi, siano complementari ai prodotti o servizi della nostra impresa.

E’ infatti probabile che siano essi i primi ad essere interessati alla nostra realtà aziendale.
Ne consegue l’opportunità di creare apposito materiale divulgativo, da inoltrare alle varie redazioni, dichiarandosi quindi disponibili per articoli, interviste, approfondimenti.

Ci sono, in ogni caso, anche i metodi a pagamento, sostanzialmente riconducibili a forme di pubblicità costruite, però, come se fossero articoli (redazionali).

In questi casi, si fa pubblicare un articolo del tipo ”notizie dalle aziende”, in cui l’impresa si concentra nel comunicare la propria storia ed i propri prodotti/servizi, come se l’organo d’informazione ricevesse e pubblicasse gratuitamente tale comunicato, mentre la pubblicazione rientra, invece, in un servizio a pagamento.

Concludo, ricordando le seguenti risorse, completamente gratuite, sulle problematiche d’impresa:

un report gratuito, dall’area free del sito  Bruno Editore

Alla prossima, quindi, e buon lavoro……

A Cura Di Gian Piero Turletti,

Autore di “Progetto Azienda”

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L’articolo tratto dal blog di Bruno Editore www.giacomobruno.it

Problemi d’impresa come risolverli-Quarta parte

Un Guest post di Gian Piero Turletti

Come vi ho anticipato nelle precedenti parti di questo corso, una delle principali cause della carenza di liquidità aziendale, è dovuta a situazioni di difficoltà, periodi di rallentamento economico, o vere e proprie recessioni.

Un’azienda che vanti dei crediti nei confronti di un’altra, potrà in queste situazioni trovare decisamente delle difficoltà ulteriori, nell’incassarli, proprio a fronte delle difficoltà che, a sua volta, incontra l’impresa cliente, soprattutto a causa di un rallentamento o, peggio, di una contrazione nel fatturato, che può condurre all’insolvenza ed al fallimento dell’impresa cliente.

Ma ecco che, anche in questi casi, sussiste un’opportuna soluzione.
I crediti commerciali, infatti, si possono assicurare presso banche o società assicurative specializzate in questo ramo.

Ancora una volta, però, è bene sottolineare che non esiste un automatismo tra richiesta e delibera positiva.
La banca o l’assicurazione considera, a tutti gli effetti, questa polizza come una linea di credito, accordata all’impresa che l’abbia richiesta e, conseguentemente, sarà disponibile ad accordarla in misura tanto maggiore, quanto maggiore si presenterà la solidità economico-finanziaria della richiedente, oltre che dell’impresa cliente.

E’ quindi preferibile, non mi stancherò mai di ripeterlo, chiedere questa eventuale forma assicurativa quando l’impresa si trovi in una buona condizione economica, piuttosto che aspettare momenti di crisi.

Concludo, ricordando le seguenti risorse, completamente gratuite, sulle problematiche d’impresa:

un report gratuito, dall’area free del sito  Bruno Editore

Alla prossima, quindi, e buon lavoro……

A Cura Di Gian Piero Turletti,

Autore di “Progetto Azienda”

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L’articolo è già stato pubblicato sul blog di Bruno Editore www.giacomobruno.it

Costituire un’ impresa femminile? Ci sono vantaggi !!!

Le difficoltà che le PMI incontrano nel reperimento delle risorse finanziarie necessarie per l’ avvio e lo sviluppo dell’ attività sono molteplici: dimensione aziendale ridotta, rigidità nell’ ottenere finanziamenti, limitata innovazione, sottocapitalizzazione, ecc. Tra le possibili soluzioni che si possono individuare vi è quella di ricorrere alla Finanza Agevolata.

Quando si inizia una nuova attività, oggi più che mai, è fondamentale verificare quali tipi di agevolazioni sono disponibili  e quali sono le forme giuridiche privilegiate. Anche se non è possibile generalizzare, possiamo domandarci perché un’ impresa che intende costituirsi ex-novo dovrebbe privilegiare forme giuridiche a prevalente composizione (partecipazione) femminile?

La risposta potrebbe essere per non precludersi la possibilità di accedere a bandi pubblici di finanziamento.

Negli ultimi anni infatti la tendenza, sia a livello nazionale che europeo, è quella di tutelare e promuovere le donne e i giovani, che rappresentano un’ enorme potenzialità per lo sviluppo economico.

Frequenti sono i bandi per incentivare l’ imprenditoria femminile, azioni volte a incoraggiare la costituzione di nuove attività o a innovare quelle preesistenti, e l’ imprenditoria giovanile, azioni idonee ad incrementare l’ inserimento dei giovani nel mondo imprenditoriale e del lavoro in genere.

In concreto negli ultimi bandi emanati dalla Regione Toscana troviamo tra i criteri di valutazione sia la componente femminile che quella giovanile.

Si pensi, per esempio, al bando sui “ Contributi a progetti d’ investimento delle imprese cooperative” (annualità 2008) dove ai fini della graduatoria i progetti presentati da cooperative la cui compagine sociale è costituita per almeno il 50% da donne o da giovani sotto i 35 anni prendono un punto in più.

Quindi potrebbe essere interessante valutare attentamente fin dall’ inizio quale tipo di società è conveniente costituire.

A cura di Dott.ssa Gervasi Alessandra

Ufficio Finanziamenti agevolati Plan Consulting

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Utilizzo del fido di conto corrente? Si certo!! Ma con attenzione

Oggi prendo spunto da una  una storia reale per introdurre una verità che in questi periodi di restrizione del credito si fa anche più sentire anche se in articoli con casistiche simili avevo già affrontato l’argomento.

contrazione-credito-bancario

Verso la fine del 2006 vengo presentato a 2 titolari di una piccola attività, marito e moglie.

Il problema era che le banche non gli davano più fido di quanto già concesso, anzi queste stavano richiedendo il rientro. In poche parole la piccola impresa era in grave crisi di liquidità.

La mia consulenza continuativa si è protratta ,come da preventivo, per circa 1 anno.
I risultati sono stati molto buoni, poiché dopo anni di perdita che hanno portato la piccola azienda ad una pesante situazione finanziaria, nel 2007 l’azienda è andata in utile e nel 2008 ha continuato ad essere in utile ed in miglioramento.

Le ricette sono state la diminuzione delle scorte, maggiore attenzione agli acquisti, previsioni finanziarie e controllo con budget per i costi e il tutto col mantenimento dei ricavi previsti.
Il tutto naturalmente è stato seguito nei minimi dettagli e proporzionato alle dimensioni aziendali.

Terminato il mio periodo di consulenza previsto, il titolare, persona estremamente corretta, che comunque non poteva sempre pagare nei tempi giusti, mi dice che non sopporta l’idea di avere un debito nei miei confronti e in ogni caso mi conferma che periodicamente mi avrebbe chiamato per verificare se tutto stava funzionando come da programmi.

Io ero d’accordo con lui poiché avere dei crediti vecchi da riscuotere mi metteva a disagio.
Avrei potuto anche prenderla come un pretesto da parte del cliente per svincolarsi della mia consulenza ma gli ho voluto credere, non avendo motivo di dubitare dei risultati positivi.

Periodicamente sono stato chiamato a controllare ciò che veniva fatto e per mia soddisfazione ciò che avevamo pianificato stava avvenendo.

Le banche che fino a poco tempo prima gli avevano chiuso le porte, cominciavano a riaprirle anche se a piccoli passi.

Nel 2008 continuo sistematicamente ad andare dall’ex cliente, ormai amico a dare sporadicamente dei miei pareri e a visionare i bilanci periodici che gli stampa il suo commercialista .

Nel novembre  2008 il Titolare mi chiama e mi dice:
“Lo sai che la Banca alla quale mi sono rivolto per una richiesta di aumento fido mi ha proposto di fare un finanziamento per il totale rimborsabile in 3 anni?”

A quel punto io dico:
“Per forza sei stato per troppo tempo sopra 80% di utilizzo del fido accordato e loro ti vogliono dare un finanziamento più adeguato”.

Andiamo in banca, ed in effetti scopo della Banca era chiudere lo scoperto di conto continuando col rapporto dandogli un finanziamento più adeguato, poichè il cliente anche se, sempre nei fidi accordati, è sempre stato vicino all’utilizzo del tetto massimo e non riesce a scendere.

A quel punto nel colloquio con il Direttore una volta appreso le intenzioni dell’Istituto Bancario noi abbiamo presentato la ns. controproposta……

Morale del racconto:

Già in altri miei racconti il finale è stato grossomodo questo ,ma simile realtà è più che mai attuale:

* E’ sempre più difficile ottenere scoperti di conto

* Occorre fare attenzione a non stare troppo tempo al massimo di utilizzo del fido senza muoversi poiché ormai questa forma di finanziamento è sempre meno gradita agli Istituti di Credito.

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* Lo scoperto di conto dovrebbe servire quasi esclusivamente a far fronte a temporanee necessità di cassa. Se stai sempre utilizzando il fido di conto corrente significa con molta probabilità che difficilmente riesci a rientrare dello scoperto quindi presumibilmente non è la forma di finanziamento più adatta . Nel caso in esame, la banca ha proposto un finanziamento rimborsabile poiché cominciavano a vedersi gli utili infatti gli anni precedenti sarebbe stato improponibile .

Alla fine poi questa operazione è anche un buon consiglio e da un punto di vista economico al cliente conviene perché sicuramente i tassi sono migliori dei finanziamenti a breve termine.

Per le imprese lo scoperto di conto è importante per avere un polmone finanziario, il consiglio è però di farlo nelle proporzioni giuste e pianificare bene le entrate e le uscite.

Se hai provato cosa vuol dire stare scoperto di conto probabilmente so bene quale potrebbe essere le tua obiezioni, le conosco sia come cliente bancario sia come consulente di aziende.

E tu cosa ne pensi, lasciami un tuo parere

A Cura di Patrizio Gatti
Consulente di direzione aziendale
Autore di “Amministrare l’Azienda”

Articolo pubblicato su www.giacomobruno.it

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Saranno le donne e le loro aziende a farci superare la crisi?

“Ogni volta che si è sull’ orlo del precipizio, arrivano le donne che sanno come fare quadrare i bilanci” (Lina Sotis).

Il “boom” delle imprese al femminile che ha caratterizzato gli ultimi 5 anni ha subito un netto rallentamento ma il trend resta comunque positivo.

In un solo anno sono nate 5.523 imprese femminili portando il numero complessivo a 1.243.824 aziende attive. Un aumento certo non vistoso (+0,45 per cento) che tuttavia spicca se paragonato all’ immobilità del tessuto imprenditoriale del Paese. In altre parole grazie alle donne il saldo segna zero, senza di loro sarebbe stato negativo.

Questo è quanto emerge dall’ Osservatorio dell’ Imprenditoria femminile sui dati forniti da Infocamere relativi al Registro delle Imprese delle Camere di Commercio. Molte le novità.
La forma giuridica scelta dalle neo imprenditrici presenta forti trasformazioni: si favoriscono le società di capitale, di persone, cooperative e consorzi, rispetto alle imprese individuali che restano comunque di gran lunga le più diffuse, almeno in  Italia.
Cambia anche il profilo settoriale: donne sempre più alla conquista di settori produttivi fino ad oggi di tradizionale competenza maschile. Si riduce il numero delle aziende nell’ agricoltura e nel commercio  mentre sempre più dinamico si rivela il settore dei servizi alle imprese, ovvero attività immobiliari, noleggio, ricerca, informatica  oltre ai mercati delle costruzioni e dei trasporti.
Ma e’ soprattutto il contributo dell’immigrazione la vera sorpresa nell’imprenditoria femminile degli ultimi dodici mesi. Ben il 71 per cento (pari a 3.921 unita’) e’ costituito da iniziative imprenditoriali di tipo individuale con a capo una donna extra-comunitaria.
Escludendo la nazionalita’ svizzera, per evidenti legami di vicinanza con l’Italia, le nazionalita’ piu’ rappresentate tra le donne titolari d’impresa sono quella cinese, marocchina e nigeriana.
La concentrazione maggiore si registra in termini assoluti in Lombardia, ma è la Toscana che ospita il numero più elevato di imprenditrici immigrate in proporzione al numero di imprese individuali residenti. Il record provinciale va a Prato, dove oltre un’ impresa ogni 4 ha una titolare staniera.
Altro dato significativo è l’ aumento delle donne nella cosiddetta “stanza dei bottoni”: su 5 manager delle imprese italiane una è donna….decisamente ancora poche.

Donna manager?

Donne manager? In Italia le donne ai posti di comando sono ancora poche, vere e proprie “mosche bianche”.

I dati diffusi dall’ Osservatorio sull’ Imprenditoria Femminile confermano che l’ Italia si colloca all’ ultimo posto dei paesi dell’ UE per la presenza di donne manager. E’ un dato “sconvolgente ” che dimostra ancora una volta il “maschilismo italiano” , specchio di un retaggio culturale che parte dalla storia dei tempi.
Storicamente le donne hanno un ruolo ben preciso nella società che è quello di amministrare la famiglia e accudire i figli mentre quello dell’ uomo è di “portare a casa i soldi” per il sostentamento familiare.

Ovviamente le cose oggi sono molto diverse e non voglio cadere nel banale, elencando le prove del completo cambiamento. Resta il fatto che c’è ancora un atteggiamento di salvaguardia del ruolo maschile, ci sono ancora tabu ( in Italia più che altrove) difficili da sfatare come per esempio avere un “capo donna”.
Purtroppo il retaggio culturale che ci portiamo appresso fa si che sia più difficile per una donna fare carriera.
La donna arriva fino ad un certo punto, poi basta, incontra il cosiddetto “tetto di cristallo”. Più si sale nella scala gerarchica e più è arduo conciliare la sfera individuale con quella professionale. E’ raro vedere una donna leader, a capo di una organizzazione, di un partito….
Perchè avviene questo?
Non penso che gli uomini siano migliori delle donne o viceversa. La donna si ferma perché, salvo casi eccezionali, da più importanza agli interessi familiari piuttosto che alla carriera inoltre il mondo aziendale è ancora presidiato per la stragrande maggioranza da uomini di una certa età e quindi con un certo tipo di mentalità.

Imprenditori che sono restii a promuovere le donne in posizioni chiave perché pensano che poi si sposano, avranno figli e non riusciranno a dedicarsi al lavoro con totale dedizione.
Avere più donne ai vertici non è solo una questione etico-sociale è anche “economicamente vantaggioso”.

Più donne…..più utili

Da una recente ricerca condotta da Mckinsey risulta che le aziende con più donne al vertice sono più competitive e fanno più utili.

I dati sono buoni e incoraggianti, la crescita delle donne alla dirigenza di imprese rappresenta non soltanto un fatto economico nuovo, ma tende a cambiare gli scenari socio-culturali del nostro paese, da sempre guidato dagli ‘uomini’. Addio cravatte e benvenuti tacchi a spillo.

E Tu cosa ne pensi  ?  Lascia il tuo commento.

A cura di Dott.ssa Gervasi Alessandra

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Aziende gestite da donne in continua crescita

Imprese gestite da donne o in cui le donne ricoprono cariche manageriali di rilievo sono oggi una realtà diffusa e in continua crescita.

E’ generalmente riconosciuto come le donne abbiano innata capacità gestionale, spiccato senso di praticità, intuito e creatività….vere e proprie risorse nell’ attuale mondo del lavoro.

Tutto ciò non è però sufficiente!

Oggi un’ impresa vincente ha bisogno più che mai di informazione, formazione e finanziamenti. Non basta avere qualità intrinseche e buone idee.
Parlando di imprese femminili, è importante darne una chiara connotazione. Non esiste una definizione univoca.  In generale, possiamo dire che un’ impresa può essere definita femminile, quando:

-    si ha un’ impresa individuale e il titolare è una donna;
-    si hanno società di persone e società cooperative in cui il numero di donne socie rappresenta almeno il 60% dei componenti la compagine sociale, indipendentemente dalle quote di capitale detenute;
-    si hanno società di capitali in cui le donne detengono almeno i 2/3 delle quote di capitale e costituiscono almeno i 2/3 del totale dei componenti dell’ organo di amministrazione.

Sotto il profilo della forma giuridica la ditta individuale rimane preponderante ( vuoi per paura di esporsi troppo vuoi per la tipica concretezza femminile) anche se recentemente la tendenza è quella di andare verso forme più moderne e organizzate come quella della società di capitali.
imprenditoria-femminile1 Le donne che intendono avviare un’ attività si trovano spesso di fronte ad ostacoli che nella maggior parte dei casi disincentivano: difficoltà a presentare garanzie, difficoltà ad accedere alle informazioni, difficoltà nei rapporti col mercato e con la burocrazia, difficoltà nel conciliare il lavoro con la vita familiare ma una delle  difficoltà maggiori consiste nell’ accesso al credito.

E Tu cosa ne pensi ? Lascia il tuo commento.

PS::Rimani sintonizzato per il resto dell’articolo ….

Articolo prelevato da http://planconsulting.it/blog

A cura di Dott.ssa Gervasi Alessandra

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L’azienda ,il capitale di struttura e il capitale intellettuale

Siamo giunti all’ultima parte del quarto articolo consecutivo sul capitale umano e intellettuale  come puoi vedere dagli articoli correlati :

Capitale Intellettuale e capitale Umano nell’azienda

Che cosa è il capitale intellettuale? E a cosa serve?

L’azienda e il Capitale Relazionale


E’ misurabile la soddisfazione del cliente? E’ capace di creare valore aggiunto? E in quali proporzioni?

Sì, è possibile misurare il capitale intellettuale esterno o del cliente.

In più, è possibile anche valutare e contabilizzare il rapporto tra acquisizione di nuovi clienti procurato autonomamente da immagine aziendale e dal “passaparola” tra clienti.

L’impresa deve compiere tutte quelle azioni che le permettano di conoscere cosa pensa il proprio cliente ed analizzare questo rapporto attraverso indicatori che ne rispecchiano l’andamento. Pertanto, indicatori quali i reclami presentati, la propensione dei clienti al riacquisto del prodotto/servizio, la percentuale di fatturato derivante dai clienti storici e nuovi sono segnali di quanto il nostro lavoro è apprezzato e ripagato non soltanto in termini monetari, quanto in termini di fidelizzazione.

La soddisfazione del cliente è la categoria più importante, ma non l’unica per redigere un bilancio sui beni intangibili esterni.

Il rapporto coi fornitori è essenziale, al pari di quello del cliente, alla creazione del valore aziendale, così come per tutte quelle attività concesse in outsourcing.

Avere relazioni con gli stakeholders produce dunque un dato di fatto: occorre valorizzare i rapporti e per arrivare all’implementazione di un sistema valido basato su dati oggettivi è necessario comprendere il proprio modo di conoscere l’esterno sia dal punto di vista sociale che, nel nostro caso, in termini di valore aggiunto.

Alcuni indici possono così sintetizzarsi:

” Indice dell’immagine esterna
” Fatturato medio per cliente
” Indice della customer satisfaction
” Indice dei reclami risolti / in essere
” Propensione dei clienti al riacquisto (fidelizzazione)

” Investimento medio per l’acquisizione di nuovi clienti

” Investimento medio per il mantenimento dei clienti consolidati
” Numero nuovi clienti acquisiti
” Crescita del fatturato da nuovi clienti

” Fatturato da principali clienti

” Fatturato da clienti fedeli

” Percentuale di risposte a comunicazioni del cliente entro i tempi promessi

IL CAPITALE DI STRUTTURA

Che cosa è il capitale di struttura?

Alla fine di ogni giorno, nel momento in cui ogni singolo lavoratore lascia il posto per tornare alla propria abitazione, l’azienda custodisce una parte di capitale non visibile. Il capitale strutturale di un’azienda rappresenta in altri termini il valore della conoscenza ed il modo di utilizzarla nei propri processi interni.

Database, procedure, tecnologie, progetti, brevetti, marchi, pubblicazioni ed invenzioni sono capitali che possono rendere comprensibile il valore aggiunto nella crescita e nel rinnovamento dell’azienda, dell’efficienza, della solidità e nella capacità di creare valore.

Il valore di un nuovo servizio o un nuovo prodotto ad esempio può essere misurato confrontandolo con la sua percentuale sul totale fatturato.

Pertanto, indici significativi della misurazione del valore aggiunto riferibile al capitale strutturale possono perciò così riassumersi:

” Percentuale fatturato derivante da nuovi progetti / servizi / prodotti
” Spese di Ricerca e sviluppo in rapporto al fatturato
” Numero di procedure / progetti avviati
” Contratti stipulati
” Indice investimenti netti
” Nuovi marchi e brevetti
” Costo dipendenti per tipologia di contratto
” Tempo impiegato, in rapporto con il benchmark, nelle fasi di ideazione, progettazione e sviluppo per immettere sul mercato nuovi prodotti/servizi
” Turnover del capitale d’esercizio
” Rapporto fra costi di vendita, generali e amministrativi e fatturato (benchmark)
” Range delle dimensioni degli ordini
” Percentuale di consegne effettuate entro i tempi promessi
” Percentuale di risposte a comunicazioni del cliente entro i tempi promessi

Il capitale intellettuale considerato nella sua interezza è uno strumento, in più oltre al documento di bilancio, per ottenere maggiori e più complete informazioni sulla qualità e sulla valorizzazione dei prodotti / servizi offerti da un’azienda.

Un’impresa che conosce il proprio interno e sa valorizzare le proprie risorse tangibili ed intangibili con molta probabilita’ ha una marcia in più rispetto alle altre imprese che verificano la propria produttività solo ed esclusivamente in termini economici e finanziari.

Questo strumento permette pertanto di verificare l’efficienza, la produttivita’, nonche’ la crescita ed il rinnovamento e soprattutto la stabilita’, in campi eterogenei che vanno dall’analisi dei processi, all’analisi del fattore umano, del fattore finanziario e del fattore relazionale.

Tanto più, e’ probabile che, il capitale intellettuale, e soprattutto quello umano, può diventare un utilissimo strumento in tutte quelle imprese che hanno intenzione o avranno intenzione di implementare sistemi di qualità improntati sulla valorizzazione umana quali la SA 8000.

(Fonti: L. Edvinsson, “Knowledge Sharing Excercise (luglio 2001), in J.H. Daum, Intangibile Assets and Value Creation, John Wiley & sons Ltd, 2003.-M. Monteleone – Ricerca area pianificazione e controllo di Isvor Fiat.)

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ciao Patrizio

In questo Post solo Auguri

In questo post non voglio parlarti di gestione aziendale, di controllo di gestione, amministrazione aziendale, costi nascosti, o riprendere articoli di stimati amici autori

….. Niente di tutto questo ….

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Voglio invece riprendere un bel messaggio di auguri che ho ricevuto oggi e che mi ha colpito e che diceva

“Il sorriso è il regalo più prezioso e meno costoso da donare”
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Semplicemente questo è il mio modo per farti i miei migliori auguri di Buon Natale a Te e a tutti i tuoi cari .
Ti aspetto nel blog con i tuoi commenti per fare in maniera di rendere più positivo questo Natale

ciao Patrizio