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Costituire un’ impresa femminile? Ci sono vantaggi !!!

Le difficoltà che le PMI incontrano nel reperimento delle risorse finanziarie necessarie per l’ avvio e lo sviluppo dell’ attività sono molteplici: dimensione aziendale ridotta, rigidità nell’ ottenere finanziamenti, limitata innovazione, sottocapitalizzazione, ecc. Tra le possibili soluzioni che si possono individuare vi è quella di ricorrere alla Finanza Agevolata.

Quando si inizia una nuova attività, oggi più che mai, è fondamentale verificare quali tipi di agevolazioni sono disponibili  e quali sono le forme giuridiche privilegiate. Anche se non è possibile generalizzare, possiamo domandarci perché un’ impresa che intende costituirsi ex-novo dovrebbe privilegiare forme giuridiche a prevalente composizione (partecipazione) femminile?

La risposta potrebbe essere per non precludersi la possibilità di accedere a bandi pubblici di finanziamento.

Negli ultimi anni infatti la tendenza, sia a livello nazionale che europeo, è quella di tutelare e promuovere le donne e i giovani, che rappresentano un’ enorme potenzialità per lo sviluppo economico.

Frequenti sono i bandi per incentivare l’ imprenditoria femminile, azioni volte a incoraggiare la costituzione di nuove attività o a innovare quelle preesistenti, e l’ imprenditoria giovanile, azioni idonee ad incrementare l’ inserimento dei giovani nel mondo imprenditoriale e del lavoro in genere.

In concreto negli ultimi bandi emanati dalla Regione Toscana troviamo tra i criteri di valutazione sia la componente femminile che quella giovanile.

Si pensi, per esempio, al bando sui “ Contributi a progetti d’ investimento delle imprese cooperative” (annualità 2008) dove ai fini della graduatoria i progetti presentati da cooperative la cui compagine sociale è costituita per almeno il 50% da donne o da giovani sotto i 35 anni prendono un punto in più.

Quindi potrebbe essere interessante valutare attentamente fin dall’ inizio quale tipo di società è conveniente costituire.

A cura di Dott.ssa Gervasi Alessandra

Ufficio Finanziamenti agevolati Plan Consulting

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Saranno le donne e le loro aziende a farci superare la crisi?

“Ogni volta che si è sull’ orlo del precipizio, arrivano le donne che sanno come fare quadrare i bilanci” (Lina Sotis).

Il “boom” delle imprese al femminile che ha caratterizzato gli ultimi 5 anni ha subito un netto rallentamento ma il trend resta comunque positivo.

In un solo anno sono nate 5.523 imprese femminili portando il numero complessivo a 1.243.824 aziende attive. Un aumento certo non vistoso (+0,45 per cento) che tuttavia spicca se paragonato all’ immobilità del tessuto imprenditoriale del Paese. In altre parole grazie alle donne il saldo segna zero, senza di loro sarebbe stato negativo.

Questo è quanto emerge dall’ Osservatorio dell’ Imprenditoria femminile sui dati forniti da Infocamere relativi al Registro delle Imprese delle Camere di Commercio. Molte le novità.
La forma giuridica scelta dalle neo imprenditrici presenta forti trasformazioni: si favoriscono le società di capitale, di persone, cooperative e consorzi, rispetto alle imprese individuali che restano comunque di gran lunga le più diffuse, almeno in  Italia.
Cambia anche il profilo settoriale: donne sempre più alla conquista di settori produttivi fino ad oggi di tradizionale competenza maschile. Si riduce il numero delle aziende nell’ agricoltura e nel commercio  mentre sempre più dinamico si rivela il settore dei servizi alle imprese, ovvero attività immobiliari, noleggio, ricerca, informatica  oltre ai mercati delle costruzioni e dei trasporti.
Ma e’ soprattutto il contributo dell’immigrazione la vera sorpresa nell’imprenditoria femminile degli ultimi dodici mesi. Ben il 71 per cento (pari a 3.921 unita’) e’ costituito da iniziative imprenditoriali di tipo individuale con a capo una donna extra-comunitaria.
Escludendo la nazionalita’ svizzera, per evidenti legami di vicinanza con l’Italia, le nazionalita’ piu’ rappresentate tra le donne titolari d’impresa sono quella cinese, marocchina e nigeriana.
La concentrazione maggiore si registra in termini assoluti in Lombardia, ma è la Toscana che ospita il numero più elevato di imprenditrici immigrate in proporzione al numero di imprese individuali residenti. Il record provinciale va a Prato, dove oltre un’ impresa ogni 4 ha una titolare staniera.
Altro dato significativo è l’ aumento delle donne nella cosiddetta “stanza dei bottoni”: su 5 manager delle imprese italiane una è donna….decisamente ancora poche.

Donna manager?

Donne manager? In Italia le donne ai posti di comando sono ancora poche, vere e proprie “mosche bianche”.

I dati diffusi dall’ Osservatorio sull’ Imprenditoria Femminile confermano che l’ Italia si colloca all’ ultimo posto dei paesi dell’ UE per la presenza di donne manager. E’ un dato “sconvolgente ” che dimostra ancora una volta il “maschilismo italiano” , specchio di un retaggio culturale che parte dalla storia dei tempi.
Storicamente le donne hanno un ruolo ben preciso nella società che è quello di amministrare la famiglia e accudire i figli mentre quello dell’ uomo è di “portare a casa i soldi” per il sostentamento familiare.

Ovviamente le cose oggi sono molto diverse e non voglio cadere nel banale, elencando le prove del completo cambiamento. Resta il fatto che c’è ancora un atteggiamento di salvaguardia del ruolo maschile, ci sono ancora tabu ( in Italia più che altrove) difficili da sfatare come per esempio avere un “capo donna”.
Purtroppo il retaggio culturale che ci portiamo appresso fa si che sia più difficile per una donna fare carriera.
La donna arriva fino ad un certo punto, poi basta, incontra il cosiddetto “tetto di cristallo”. Più si sale nella scala gerarchica e più è arduo conciliare la sfera individuale con quella professionale. E’ raro vedere una donna leader, a capo di una organizzazione, di un partito….
Perchè avviene questo?
Non penso che gli uomini siano migliori delle donne o viceversa. La donna si ferma perché, salvo casi eccezionali, da più importanza agli interessi familiari piuttosto che alla carriera inoltre il mondo aziendale è ancora presidiato per la stragrande maggioranza da uomini di una certa età e quindi con un certo tipo di mentalità.

Imprenditori che sono restii a promuovere le donne in posizioni chiave perché pensano che poi si sposano, avranno figli e non riusciranno a dedicarsi al lavoro con totale dedizione.
Avere più donne ai vertici non è solo una questione etico-sociale è anche “economicamente vantaggioso”.

Più donne…..più utili

Da una recente ricerca condotta da Mckinsey risulta che le aziende con più donne al vertice sono più competitive e fanno più utili.

I dati sono buoni e incoraggianti, la crescita delle donne alla dirigenza di imprese rappresenta non soltanto un fatto economico nuovo, ma tende a cambiare gli scenari socio-culturali del nostro paese, da sempre guidato dagli ‘uomini’. Addio cravatte e benvenuti tacchi a spillo.

E Tu cosa ne pensi  ?  Lascia il tuo commento.

A cura di Dott.ssa Gervasi Alessandra

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