Ciao, è con vero piacere che Ti presento il mio nuovo Ebook “La Pianificazione Aziendale” Edito da Bruno Editore Casa Editrice Leader per gli ebook per la formazione in Italia .

La Pianificazione Aziendale è uno strumento strategico di fondamentale importanza. Eppure,spesso è anche il primo che viene a mancare nelle piccole e medie imprese.
Anche senza pianificazione ogni impresa può andare avanti più o meno bene rincorrendo o sottostando all’andamento delle variabili di mercato.
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“ Il progetto non è nulla, ma la pianificazione è tutto ”
Dwight D. Eisenhower Ex presidente degli Stati Uniti d’America –

E questo è vero sia per le imprese che per le battaglie .
E’ sempre possibile beneficiare di una buona pianificazione sia a lungo termine che con altri strumenti a breve .
Lo scopo della pianificazione aziendale è ottimizzare la propria attività: entrate ed uscite pianificate, una migliore gestione, lavoro di squadra, collaborazione, monitoraggio dei risultati anche per arrivare a migliorare le produzioni .
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Una delle domande che spesso mi sento fare è:
“Come mai in azienda ho guadagno ma non ho liquidità ? “
La risposta a volte sembra scontata e logica per chi lavora nel settore amministrativo o nel controllo gestionale , ma non lo è così tanto per chi è abituato a stare sul campo , ad innovare, sudare e rischiare per portare a casa dei risultati che spesso non vede , ovvero all’imprenditore .
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Per rimanere in tema di affidamenti bancari e dell’importanza della pianificazione nel gestirli mi ricollego all’articolo Utilizzo del fido di conto corrente? Si certo!! Ma con attenzione
ed inserisco in questo post un’altra storia.

La breve storia che racconto serve solo per dire che la crescita aziendale va finanziata adeguatamente.
Nel giugno 2008 intravedendo la crescita dell’azienda di un mio cliente gli dico che sarebbe opportuno andare a chiedere un aumento dei fidi commerciali (anticipi su fatture e ricevute bancarie) alla propria banca o meglio sarebbe aprire il conto corrente in un altro Istituto di credito in maniera tale da dividere il rischio anche per non dipendere solo dalle decisioni di un Istituto bancario.
Il cliente titolare di una piccola impresa individuale estremamente affidabile, è titubante in quanto non vuole gestire 2 banche e continua per la sua strada con un solo Istituto il quale gli concede un piccolo aumento di fido secondo me poco significativo per la futura copertura del suo fabbisogno.
Nel Settembre 2008 ribadisco il concetto, ma ecco che nel dicembre 2008 il mio cliente si ritrova che non ha i soldi per prendere lo stipendio e pagare i fornitori poiché a sua volta primari clienti che sino a poco tempo prima, (prima della cosiddetta CRISI), pagavano con puntualità ora per vari motivi ritardano a pagare. Poiché il mio cliente non ha richiesto adeguati fidi ora si ritrova a dover chiedere per favore alla sua banca di anticipargli le ricevute bancarie extra fido.
Ok, VA BENE! Ma questo cosa comporta, vuol dire che la sua Banca è brava???
Certo!!!! I funzionari sono più che disponibili e gentili e senza dubbio, ma se un fido non è autorizzato e si va extra fido anche per qualche giorno, viene applicato un tasso superiore e l’impresa si ritrova dei costi in più non previsti.
Per esempio si può passare da un 7% ad un 10-11-12%, ed il costo grosso è la Commissione di Massimo Scoperto che passa magari da un 0,25% a un 1% il che si traduce in centinaia di euro a seconda del saldo scoperto da pagare in più di quanto si sarebbe pagato se il tutto fosse stato preventivamente autorizzato.
Comunque, per concludere la storia, nel mese di gennaio è stato dato l’incarico all’ impiegata amministrativa della piccola impresa di fare in maniera di aprire un altro rapporto di affidamento bancario.
Il messaggio che vorrei arrivasse è dunque che i fidi bancari dovrebbero avere un utilizzo pianificato, ed il tutto dovrebbe andare di pari passo con la crescita aziendale.
Fammi sapere le tue impressioni…
A Cura di Patrizio Gatti
Consulente di direzione aziendale
Autore di “Amministrare l’Azienda”
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L’articolo è già stato pubblicato sul blog di Bruno Editore www.giacomobruno.it
e su http://planconsulting.it/blog
Oggi prendo spunto da una una storia reale per introdurre una verità che in questi periodi di restrizione del credito si fa anche più sentire anche se in articoli con casistiche simili avevo già affrontato l’argomento.

Verso la fine del 2006 vengo presentato a 2 titolari di una piccola attività, marito e moglie.
Il problema era che le banche non gli davano più fido di quanto già concesso, anzi queste stavano richiedendo il rientro. In poche parole la piccola impresa era in grave crisi di liquidità.
La mia consulenza continuativa si è protratta ,come da preventivo, per circa 1 anno.
I risultati sono stati molto buoni, poiché dopo anni di perdita che hanno portato la piccola azienda ad una pesante situazione finanziaria, nel 2007 l’azienda è andata in utile e nel 2008 ha continuato ad essere in utile ed in miglioramento.
Le ricette sono state la diminuzione delle scorte, maggiore attenzione agli acquisti, previsioni finanziarie e controllo con budget per i costi e il tutto col mantenimento dei ricavi previsti.
Il tutto naturalmente è stato seguito nei minimi dettagli e proporzionato alle dimensioni aziendali.
Terminato il mio periodo di consulenza previsto, il titolare, persona estremamente corretta, che comunque non poteva sempre pagare nei tempi giusti, mi dice che non sopporta l’idea di avere un debito nei miei confronti e in ogni caso mi conferma che periodicamente mi avrebbe chiamato per verificare se tutto stava funzionando come da programmi.
Io ero d’accordo con lui poiché avere dei crediti vecchi da riscuotere mi metteva a disagio.
Avrei potuto anche prenderla come un pretesto da parte del cliente per svincolarsi della mia consulenza ma gli ho voluto credere, non avendo motivo di dubitare dei risultati positivi.
Periodicamente sono stato chiamato a controllare ciò che veniva fatto e per mia soddisfazione ciò che avevamo pianificato stava avvenendo.
Le banche che fino a poco tempo prima gli avevano chiuso le porte, cominciavano a riaprirle anche se a piccoli passi.
Nel 2008 continuo sistematicamente ad andare dall’ex cliente, ormai amico a dare sporadicamente dei miei pareri e a visionare i bilanci periodici che gli stampa il suo commercialista .
Nel novembre 2008 il Titolare mi chiama e mi dice:
“Lo sai che la Banca alla quale mi sono rivolto per una richiesta di aumento fido mi ha proposto di fare un finanziamento per il totale rimborsabile in 3 anni?”
A quel punto io dico:
“Per forza sei stato per troppo tempo sopra 80% di utilizzo del fido accordato e loro ti vogliono dare un finanziamento più adeguato”.
Andiamo in banca, ed in effetti scopo della Banca era chiudere lo scoperto di conto continuando col rapporto dandogli un finanziamento più adeguato, poichè il cliente anche se, sempre nei fidi accordati, è sempre stato vicino all’utilizzo del tetto massimo e non riesce a scendere.
A quel punto nel colloquio con il Direttore una volta appreso le intenzioni dell’Istituto Bancario noi abbiamo presentato la ns. controproposta……
Morale del racconto:
Già in altri miei racconti il finale è stato grossomodo questo ,ma simile realtà è più che mai attuale:
* E’ sempre più difficile ottenere scoperti di conto
* Occorre fare attenzione a non stare troppo tempo al massimo di utilizzo del fido senza muoversi poiché ormai questa forma di finanziamento è sempre meno gradita agli Istituti di Credito.

* Lo scoperto di conto dovrebbe servire quasi esclusivamente a far fronte a temporanee necessità di cassa. Se stai sempre utilizzando il fido di conto corrente significa con molta probabilità che difficilmente riesci a rientrare dello scoperto quindi presumibilmente non è la forma di finanziamento più adatta . Nel caso in esame, la banca ha proposto un finanziamento rimborsabile poiché cominciavano a vedersi gli utili infatti gli anni precedenti sarebbe stato improponibile .
Alla fine poi questa operazione è anche un buon consiglio e da un punto di vista economico al cliente conviene perché sicuramente i tassi sono migliori dei finanziamenti a breve termine.
Per le imprese lo scoperto di conto è importante per avere un polmone finanziario, il consiglio è però di farlo nelle proporzioni giuste e pianificare bene le entrate e le uscite.
Se hai provato cosa vuol dire stare scoperto di conto probabilmente so bene quale potrebbe essere le tua obiezioni, le conosco sia come cliente bancario sia come consulente di aziende.
E tu cosa ne pensi, lasciami un tuo parere
A Cura di Patrizio Gatti
Consulente di direzione aziendale
Autore di “Amministrare l’Azienda”
Articolo pubblicato su www.giacomobruno.it
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Vincoli di bilancio più rigidi
Negli ultimi anni per poter accedere ad alcuni bandi pubblici è necessario soddisfare condizioni che attestino non solo l’ ammissibilità alle agevolazioni ma anche la validità economica e finanziaria del programma di investimento.Tra queste riveste un ruolo fondamentale la capacità di rimborso del soggetto beneficiario. In particolare per le imprese costituite da oltre 18 mesi dalla data della presentazione della domanda dovranno essere soddisfatti due parametri fondamentali:

- il rapporto tra patrimonio netto e totale dell’ attivo non può risultare inferiore al 5%;
- il rapporto tra oneri finanziari e fatturato non può risultare superiore al 5%.
Si tratta di vincoli stringenti che se da un lato sono necessari per valutare la capacità dell’ impresa di far fronte alle scadenze , dall’ altro limitano l’ ammissibilità ai finanziamenti a quelle imprese che presentano bilanci non opportunamente pianificati.
Vorrei riportare un caso concreto che mi è capitato recentemente.
Nel valutare le condizioni di ammissibilità di un’ impresa ad un bando pubblico mi sono accorta che uno dei vincoli di bilancio non era soddisfatto.
Nonostante ciò al momento della presentazione della domanda l’ impresa, grazie ad un ingente apporto dei soci, aveva liquidità sufficiente a rimborsare le rate.
Non è stato possibile presentare la domanda e l’ impresa ha dovuto rinunciare alla possibilità di ottenere un finanziamento agevolato.
A volte quindi capita che per colpa di un bilancio non correttamente ed opportunamente pianificato l’ impresa debba rinunciare a importanti opportunità fornite dalla finanza agevolata che le consentirebbero di ottenere risorse a condizioni più vantaggiose di quelle ottenibili sul mercato.
Da qui l’ importanza della pianificazione aziendale per una corretta allocazione delle risorse.
A cura di Dott.ssa Alessandra Gervasi
Ufficio finanziamenti agevolati Plan Consulting

“Ci si può “lanciare nel vuoto “ ma si rischia una caduta rovinosa. Gli imprenditori di successo sono, di norma, coloro che si sono presi il tempo per valutare tutti gli aspetti del loro business e hanno messo a punto precisi piani per il loro futuro.”
Linda Pinson e Yerry Jinnett – Dal libro:”Il Business Plan”
Ogni idea imprenditoriale, prima di diventare un’ iniziativa concreta, dovrebbe essere valutata nei minimi particolari. Uno degli strumenti principali per capire se l’idea sta in piedi è il Business Plan.
La domanda che mi è stata fatta nel settembre 2008 da un giovane Laureato toscano che vuole aprirsi una attività è stata:
“Mi sono reso conto del mercato di riferimento, dei punti di forza e debolezza, e che l’attività può guadagnare. Quindi il Business plan cosa mi potrebbe dare in più di quanto non ho già visto?”
In effetti Lui aveva già fatto tanto ed anche bene, e, anche se era ad un buon punto, aveva tralasciato la pianificazione dei flussi finanziari, in sostanza il vedere di quanti soldi avrà bisogno per i prossimi 3 anni, e di conseguenza di quanti finanziamenti avrebbe dovuto andare a chiedere in banca e soprattutto vedere se fosse poi stato in grado di pagarli.
Quello che mi voglio raccomandare è che, quando si intraprende una nuova avventura imprenditoriale soprattutto offline, il Business plan dovrebbe sempre essere fatto.
E’ opportuno inoltre cercare di non sottovalutare gli imprevisti per esempio fluttuazioni delle scorte, rinvii dei pagamenti da parte dei clienti, e ordinazioni troppo gonfie per merci che rimangono in magazzino, e occorre fare attenzione all’IVA .
L’IVA (imposta sul valore aggiunto)??? ma non è una partita di giro?
Si certamente, infatti all’inizio si investe tanto e solitamente non si vende moltissimo.
Questo ci porta ad avere crediti verso lo stato e per un periodo più o meno breve l’IVA pagata ai fornitori non l’hai ancora riscossa con le vendite effettuate, tradotto significa che dovresti provvedere con degli adeguati finanziamenti.
Ma queste problematiche si hanno per le attività online?
Spesso le attività offline per partire hanno bisogno di consistenti investimenti a differenza di alcune attività online.
Infatti un’altra obiezione che mi sono trovato è stata che, “per chi fa business col web non ha i tempi tecnici per valutazioni con business plan poiché il mondo internet è velocissimo e a volte per fare un piano d’impresa ci vogliono settimane e settimane”.
E Tu cosa ne pensi?
A Cura di Patrizio Gatti,
Consulente di direzione aziendale
Autore di “Amministrare l’Azienda”
Articolo di Patrizio Gatti Pubblicato su www.giacomobruno.it