Il business plan conta Veramente a qualcosa per le richieste di credito bancario?
Ultimamente , nonostante il credit crunch , ho visto un interesse più vivo per i piani di impresa che qualche anno fa. Naturalmente devon essere ben fatti .
Come ormai bene si sa, per il conteggio del rating che determina la possibilità di accesso al credito, il business plan purtroppo conta ancora poco .
Anche se sono passate 2 settimane dalla notizia mi è piaciuto l’argomento e quindi lo pubblico anche in questo blog
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Potrebbe essere positiva per una buona parte di imprese italiane la notizia del 24-08-09 uscita su http://www.asca.it .
Il comunicato riporta l’ invito ad un ripensamento ai parametri di Basilea 2 e la successiva proposta dell Amministratore Delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, intervenuto al meeting di Rimini.
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(ASCA) – Rimini, 24 ago – ”Con l’arrivo dei bilanci 2008 e 2009, dare credito seguendo regole e codici sara’ ancora piu’ difficile” e un ”ripensamento” delle norme fallimentari e di Basilea 2 sarebbe positivo. Passera ha detto di reputare ”Basilea 2 uno strumento molto valido metodologicamente e come meccanismo di comunicazione tra imprese e banca”, ma, ha aggiunto, ”quello che dobbiamo riuscire a correggere insieme alle autorita’ di vigilanza sono alcuni aspetti che esasperano la prociclicita’ di Basilea 2. Siccome la componente bilancio e’ molto elevata come peso, rischiamo di trovarci con annate di bilanci cosi’ basse che il derating potrebbe rendere non bancabili alcune aziende che invece, guardando le prospettive, bancabili potrebbero anche essere”.
=================== Leggi il seguito
Continuo ancora questo argomento del linguaggio dei bancari per evidenziare alcuni aspetti :
Innanzitutto dall’articolo volevo trasparissero 2 aspetti che ci troviamo ad affrontare spesso nelle trattative con le banche
1) il linguaggio usato dal professionista bancario spesso difficile da capire per chi non è del mestiere
Nel caso dell’Articolo la protagonista è una persona da me stimata che ho portato da esempio per vedere una realtà che può riguardare proprio tutti i professionisti in genere che spesso parlano troppo difficile . Naturalmente mi metto in discussione anch’io.
Può essere utile quest’altra gag di Enrico Brignano (clicca qui) che ci fa notare che a volte capita di incappare in qualche professionista, che inizia ad utilizzare termini tecnici molto ricercati di difficile comprensione.
Così facendo, il paziente/cliente si sente a disagio e a volte per non passare da “ignorante” rimane senza parole e con i suoi dubbi.
Non si può generalizzare ma è anche vero che in parte il problema descritto da me e raccolto nelle gag di Brignano esiste .
Molto Spesso però tutto questo viene fatto con “innocenza” e ribadisco che è il caso della Protagonista della ns. storia che è molto competente e preparata e talvolta gentile .
Certo è vero che in alcune occasioni parla in maniera molto tecnica e chi non è del mestiere ha difficoltà a starle dietro.
Oltre a ciò mi volevo fermare sul punto 2 :
2) Il rating che ormai dovrebbe entrare nel normale parlare per le imprese italiane che vanno a chiedere un finanziamento.
Infatti se il rating (valutazione della ns.merito di credito) è buono, la Banca ci concederà anche migliori tassi e condizioni, oltre che ai fidi . Più basso è ,e più questa situazione viene pregiudicata.
Il Rating viene calcolato soprattutto dai dati scritti passati (bilanci,redditi,e andamento c.c.bancari).
Mi è piaciuto il divertente Video di Enrico Brignano, Puntata Di Zelig del 24-11-2008, e ne ho preso uno spunto per descrivere un episodio che mi è capitato che non è del tutto lontano da questa scena.
Nell’estate 2008 un mio Amico/cliente di nome Gianni mi chiede di accompagnarlo presso una Banca e di seguirlo per l’apertura di un nuovo conto corrente bancario con relativa pratica di richiesta di fido per la sua impresa.
In un primo colloquio con la funzionaria di riferimento, Gianni legge le condizioni che vengono applicate alla sua ditta dal suo storico Istituto di Credito, chiedendo che gli venissero applicati i tassi e le spese del precedente conto bancario.
Naturalmente in fase di apertura viene detto dall’Impiegata che sarà fatto il possibile per poter adeguarsi a tali condizioni.
In seguito all’apertura, subito dopo le prime operazioni, cominciarono ad arrivare le contabili nelle quali le spese non erano quanto avrebbero dovuto essere.
Gianni mi incarica di andare presso la “nuova banca” per ricontrattare le condizioni dicendo che se l’Istituto non si sarebbe adeguato a ciò che era stato richiesto la sua Ditta avrebbe chiuso immediatamente il rapporto di conto corrente, poiché veniva meno la convenienza per la sua azienda.
Dopo varie “peripezie” la funzionaria vuole chiamare al telefono il cliente per spiegargli cosa era successo.
Mentre i due parlavano a ma veniva da sorridere poiché la signora seppur indubbiamente preparata e tecnicamente molto brava, parlava in maniera troppo “Bancaria”.
Io ero sicuro che Gianni non avrebbe capito tutto ciò che Ella diceva, non perchè il mio amico non è preparato o colto, anzi, è un Ingegnere informatico ed è titolare di azienda con dipendenti e collaboratori, ma perchè lei parlava di rating, spread, indici di bilancio, centrale rischi, scoring e dava per scontato che lui sapesse tutti i significati dei termini tecnici.
Alla fine della telefonata Lei mi dice “OK è tutto chiarito”.
Io dico “ BENE”
Esco dall’ufficio non passano nemmeno 3 minuti che mi chiama Gianni e mi dice: “ma che diamine ha detto??? Ho capito qualcosa ma me lo puoi rispiegare?”
Dopo varie ricerche di ciò che era successo la spiegazione della responsabile dell’Istituto è stata che non hanno potuto mantenere le condizioni in quanto il RATING (valutazione del merito di credito) che gli assegnava la Banca sulla base dei redditi dell’anno precedente e del bilancio, era troppo basso per poter applicare le ottime condizioni che la sua banca storica già gli applicava.
Come pensi sia andata a finire??
A Cura di Patrizio Gatti
Autore di “Amministrare l’Azienda”








