Dopo il post precedente facciamo alcune considerazioni sui Tremonti Bond, e cosa comporta per aziende e famiglie.

La prima considerazione da fare riguarda il costo del finanziamento. Supponiamo che una banca faccia richiesta dei Tremonti Bond, la banca dovrà impegnare questi soldi per prestarli ad aziende e famiglie.
Ma a quali tassi?
Non di certo ai tassi dell’ Euribor, che sono bassissimi.
Le banche è più probabile che presteranno i soldi ad un tasso pari a quello pagano al Governo (che gli ha prestato i soldi) ovviamente maggiorato dei costi che sostengono (strutture, personale, ecc) quindi non meno del 10-11%. Se le cose stanno così, questo non aiuta certo le imprese o le famiglie…???
Altra considerazione è che i Tremonti Bond sono uno strumento per dare una boccata d’ ossigeno alle banche in difficoltà ma non tocca minimamente i vertici delle banche.
Più semplicemente se una banca è in crisi ed ha perso patrimonio a causa delle scelte operative sbagliate della dirigenza, gli artefici di questa perdita restano comodamente seduti ai loro posti.
Non sarebbe meglio una nazionalizzazione anche parziale della banca, rimuovendo i responsabili delle perdite e mettendo al loro posto altri dirigenti?
Infine se, come continuano a farci credere, le banche italiane sono così solide che bisogno c’era di destinare loro ben 10 miliardi di euro?
Non era forse meglio distribuirli in qualche modo ai cittadini per consentire un sostentamento immediato e – magari – uno stimolo a spenderne una parte per incoraggiare una ripresa dei consumi?
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A cura di Dott.ssa Gervasi Alessandra
articolo prelevato da http://planconsulting.it/blog
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Sicuramente hai sentito parlare dei cosiddetti “Tremonti Bond” previsti dal piano anti-crisi del Governo Italiano.
Di cosa si tratta?

I Tremonti Bond sono obbligazioni speciali emesse dalle banche quotate e sottoscritte dal Ministero del Tesoro per sostenere la capitalizzazione degli istituti di credito ed evitare che si scarichino gli effetti della crisi sull’ economia reale.
Come contropartita “le banche pagheranno una cedola annuale compresa tra il 7,5 e l’ 8,5 per cento per i primi anni, per poi crescere gradualmente”. Gli istituti di credito si impegneranno a loro volta “a favorire il credito alle imprese, soprattutto piccole e medie, e alle famiglie”.
Più specificatamente, gli impegni che il Tesoro richiede sono:
a) il contributo finanziario per rafforzare la dotazione del fondo di garanzia per le Pmi;
b) l’aumento delle risorse da mettere a disposizione per il credito alle piccole e medie imprese;
c) per i lavoratori in cassa integrazione o percettori di sussidio di disoccupazione, la sospensione del pagamento della rata di mutuo per almeno dodici mesi;
d) la promozione di accordi per anticipare le risorse necessarie alle imprese per il pagamento della cassa integrazione;
e) l’adozione di un codice etico”.
I “Tremonti Bond” rappresentano una delle soluzioni possibili per sbloccare un mercato del credito che anche in Italia è purtroppo ingessato.
Le imprese, infatti, fanno sempre più fatica ad accedere ai fidi bancari, così come le famiglie rispetto al passato riscontrano maggiori difficoltà nell’accedere al credito al consumo oppure nella stipula di un mutuo.
Le banche dovrebbero essere quindi solo un tramite attraverso il quale fare arrivare soldi alle imprese, soprattutto a quelle piccole e piccolissime, che costituiscono il tessuto produttivo italiano e che ultimamente, in seguito al “credit crunch”, cioè alla stretta del credito, non vedono più arrivare un soldo.
Detto così i Tremonti Bond potrebbero sembrare una soluzione niente male.
Occorre però fare alcune considerazioni che faremo nel prossimo post.
Ti aspetto nel prossimo articolo.
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A cura di Dott.ssa Gervasi Alessandra
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